Juliette


Julie non sta bene (blog di Gigi). Da tempo sto lavorando ad un romanzo dove tratto i miei incontri con gli animali, raccontati dall’animale stesso. Lo faccio perchè non voglio perdere le emozioni che queste bellissime anime mi regalano, che ci arricchiscono, ci rendono sensibili, ci rendono osservatori intelligenti migliorando i nostri rapporti con gli altri umani.

Non era in programma, ma sperando che Juliette non si offenda per la mia libera interpretazione dei suoi pensieri, ho il desiderio di pubblicare questi pensieri.

Quando la vidi per la prima volta decisi di chiamarla subito Buona! Mi diede subito una bella razione di coccole, mi trattò come se non avesse mai visto un cane! Aveva addosso altri odori forti e altri peli: era una nostra Amica! Si trovava spaesata e impacciata in una casa così grande ed estranea. Anch’io ero nata da poco, ma conoscevo la mia casa e la mia bella famiglia. Spettava a me fare gli onori di casa e cercai di farla sentire a suo agio. 

A casa mia c’era la mia famiglia e poi c’erano tante persone che passavano. Lei era una di quelle: rimaneva spesso seduta a coccolarmi mentre parlava con gli altri, come se non potesse fare a meno di parlare senza accarezzarmi! Ogni tanto mi portava fuori con lui, e spesso, camminando per casa, si fermava, si abbassava e dispensava qualche coccola. Aveva sempre parole dolci per me. Io ero la prima a salutarla quando entrava! Quando stava sul divano io andavo col muso a cercare carezze (perchè Buona e lui non mi facevano partecipare?!); Buona non sapeva sempre dirmi di no, ma io avevo una reputazione: in fondo, sono un cane addestrato! Capitava che fosse triste, allora la ritrovavo, di notte, accanto a me…non mi diceva nulla, ma lo sapevo che coccolarmi la faceva sentire meglio…e io apprezzavo questi momenti! La mattina se mi trovava di impiccio davanti alla porta del bagno, si chinava sempre, mi accarezzava e mi diceva: “Buongiorno Juli!” Un giorno la sentì parlare di “pet-therapy” mentre mi guardava con attenzione…da quel poco che ho capito, penso di essere una delle razze adatte a questo scopo…ma è un lavoro “giocare” o “farsi coccolare”?! Ad ogni modo io non voglio lavorare, io devo badare alla mia famiglia. Una volta ho sentito parlare di canile…deve essere un gran brutto posto. Io sono veramente fortunata: ho sempre desiderato vivere in campagna e passare le vacanze in montagna. 

L’ altra sera è rimasta molto tempo a terra con me. Sentivo che aveva paura, che avrebbe voluto consolarmi…mentre ero io che cercavo di rassicurarla: non hai più bisogno di me, ti ho insegnato abbastanza. 

L’altro giorno siamo rimaste davanti al cancello a coccolarci: teneva il muso vicino al mio e mi abbracciava, e guardandomi dritto negli occhi mi ha detto una cosa che non dimenticherò mai…me l’ha detto con gli occhi, perchè certe parole han bisogno di troppo tempo per essere dette. 

Io le ho detto che avevo vinto la scommessa: ci sarebbe stata. Le dissi che era passata una vita e ad ogni episodio ero contenta di vedere sempre lei entrare dalla porta: gli stessi jeans, lo stesso odore, lo stesso Amore che io davo a lui.”

Juliette 

“Mi voltai e la vidi la sagoma nella nebbia di quella fredda mattina. 

L’incontro con un’ anima

sia essa umana o animale

muta le nostre azioni e le nostre scelte

che ridanno vita

continuamente

ad un’ esistenza

che non è mia o tua

ma è di tutti:

di quelli che ci sono,

che ci sono stati e che ci saranno.”

Laura

“E’difficile riuscire a capire e a

far capire il bisogno che abbiamo 

degli animali, come compagni,

come esseri affini nell’unità 

dell’esistente, come elementi nutritivi e formativi dell’anima”

LAV

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laurarossimartelli

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