CavalliaMilano

Ieri 24 ottobre si è conclusa la prima edizione di CavalliaMilano: troppe aspettative e alcuni errori ne hanno compromesso la riuscita.

Purtroppo, svolgendosi in soli due padiglioni, l’acustica non era buona: gli speaker si disturbavano a vicenda.

Assente un calendario degli interventi (che avrebbero dovuto tenersi in uno spazio più tranquillo) sia sul posto sia sul sito della Fiera dove risultavano solo 3 e non c’erano gli orari.

A proposito di orari, ho perso 2 show a causa di una scaletta che continuava a essere modificata quasi di ora in ora, e non rispettata.

Una Fiera che difficilmente poteva interessare gli appassionati di agonismo, che evitano gli spazi con cavalli senza sella, e cercano spettacolo. Invece trovo abbia rappresentato un interessante panorama sulla Natural Horsemanship per i neofiti.

Sono state mosse critiche sull’uso degli speroni: giustamente l’horseman ha risposto che è il modo di utilizzo che fa la differenza. Mi chiedo perché nessuno ha rivolto lo stesso quesito a Parelli…forse perché il team Parelli non ha lasciato spazio alle domande, o forse perché lo spettacolo ci aveva convinti.

Tuttavia, il contesto fieristico è in contraddizione con una gestione naturale, dal momento che non viene rispettato il benessere del cavallo, animale claustrofobico, che viene condotto in questo spazio chiuso e in mezzo ad una folla di predatori.

D’altra parte, il vantaggio di essere presenti in Fiera può suscitare curiosità in chi non conosceva l’approccio naturale, quindi a lungo termine, speriamo, il sacrificio dei cavalli presenti in questi quattro giorni verrà superato dal benessere di tanti altri.

I cavalli in effetti sbadigliavano troppo (cercando così di riossigenare l’ossigeno dopo un momento di tensione), ma, seppur attenti all’ambiente circostante, avevano un incollatura bassa (segno di rilassamento).

Ripeto:scegliamo il metodo che ci convince di più, sapendo che per quanto razionali siano le nostre scelte, è l’emotività che ci fa prendere la decisione per un corso piuttosto che un altro. Ricerchiamo il benessere dei nostri cavalli, ma in fondo tendiamo alla nostra felicità.

Potrete vedere a breve alcuni minuti tratti dalle dimostrazioni di Carolyn Resnick, Pat Parelli, Ttouch, Scuola Italiana di Horsemanship e ABChorseaccademy.

Posted by
laurarossimartelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *