Una lacrima sulla sabbia

Quest’estate, per 48 giornate ho filmato l’addestramento di U., ho condiviso le soddisfazioni della trainer per questo cavallo tanto intelligente quanto dolce, ho condiviso le preoccupazioni per il suo stato di salute e infine la speranza di un ritorno alla vita di prima, anche se dopo una lunga riabilitazione. Finchè un sabato mattina del mese scorso mi sveglia un sms sul cellulare: “U. è morto.”

La rabbia e la delusione (per un progetto di tesi andato in fumo) si scoprirono sospese. Pensai alla lotta per la vita del cavallo, all’amore della proprietaria che aveva fatto di tutto per curarlo…Non avevo parole, non avevo forti emozioni. Tutto sospeso, come se niente fosse successo quest’estate: il cavallo non c’era, la tesi svanita con lui. Solo il pensiero “Proprio a lui…”, proprio a quel cavallino così bravo, confidente, forte. Il cavallino che si rotolava sulla sabbia e scendeva dal paddock nitrendo alla vista della trainer.

Caro U., quando avrò il coraggio di guardare i filmati verserò una lacrima e mi aggrapperò alla speranza che sia come nel proverbio arabo: “l’aria del paradiso è quella che soffia tra le orecchie di un cavallo”.

Da questa storia personale desidero trattare l’argomento dei cavalli che trovano la morte al macello (troppo spesso ci finiscono perché considerati inutili a causa di un incidente o di un difetto).

Modalità di uccisione:

il colpo viene assestato sulla fronte, in mezzo agli occhi, tramite una pistola i cui proiettili non entrano nella carne, ma rimbalzano. Così al cavallo, completamente stordito, viene recisa la vena del collo, e muore dissanguato.

Furti:

La richiesta di carne equina è talmente elevata che da più parti è stata messa in collegamento con l’aumento dei furti di cavalli verificatosi negli ultimi mesi. Cavalli purosangue, in gravidanza: nessuno è risparmiato. Al di là dell’etica di ogni individuo, penso e spero che nessuno sia a favore di impianti fuori legge.

Controllare fino in fondo la provenienza è difficile:

I cavalli da macello sono tutti certificati all’origine e durante il viaggio vengono tenuti sotto controllo, ma molto spesso i cavalli arrivano di notte e i veterinari se li ritrovano già pronti per la macellazione, quindi un centro carni autorizzato dall’Asl non è una garanzia.

Anni fa è stata promossa una campagna per riconoscere il cavallo sportivo come animale d’affezione non destinabile all’alimentazione, e per promuovere la nascita di una banca dati che effettui un capillare controllo sui furti.

Purtroppo la situazione ad oggi è questa:

Con 170.000 cavalli macellati all’anno, l’Italia detiene il primato negativo del più alto consumo europeo di carni equine.

Il trasporto:

il problema è che non vengono rispettato le normative UE: i cavalli viaggiano per 36-42 ore consecutive, senza cibo né acqua, non in box singoli e in un ambiente che può arrivare alla temperatura di 40°.

Il consumo di carne di cavallo è concentrato in alcune regioni: la Puglia consuma il 32% del totale nazionale, la Lombardia il 14,3%, il Piemonte il 10,8%, l’Emilia Romagna il 9,2%; il Veneto il 7,6%, il Lazio il 5,5%;

I consumatori italiani non sono correttamente informati circa l’esatta provenienza di questa carne. In particolare in Puglia, dove i consumatori richiedono carne di cavallo “fresca” acquistata esclusivamente presso il macellaio di fiducia, i consumatori sono convinti di comprare carne di cavalli “locali”, cioè allevati in zone vicine al luogo di macellazione e comunque animali che non subiscono un lungo trasporto verso il macello. In realtà i cavalli provengono da Lituania, Romania, Polonia e Spagna e per arrivare al mattatoio sono costretti a viaggiare anche per due o tre giorni.

Il dossier distribuito in Italia dalla LAV e in tutto il mondo dalla Coalizione internazionale “Handle with Care” (Trattare con Cura), documenta i principali effetti del trasporto sugli animali e quindi sulla qualità delle carni, tra questi:

– lesioni ed ecchimosi (e quanto più queste sono gravi minore è la quantità di carne commerciabile)

– la cosiddetta carne DFD (Dark, Firm, Dry: scura, rigida e secca), provocata dal consumo del glicogeno nei muscoli a causa della spossatezza degli animali dovuta ai lunghi viaggi;

– una maggiore durezza delle carni;

– la cosiddetta carne PSE (Pale, Soft, Exudative: pallida, molle, essudativa);

– contaminazioni da salmonella.

I tassi di mortalità degli animali sono maggiori in presenza di temperatura e umidità elevate: gli scienziati affermano che questo tasso aumenta significativamente anche del 50% a seconda della durata del viaggio, circa il 70% dei decessi si verifica a bordo del camion e il restante durante la stabulazione.

Secondo la FAO, il trasporto su lunghe distanze di animali d’allevamento è un facile veicolo di diffusione di malattie: il problema non è solo la diffusione geografica delle malattie, ma anche il fatto che lo stress subito dagli animali li rende più vulnerabili alle infezioni.

Gli scienziati della Texas Tech University hanno scoperto che se gli animali vengono stipati su un camion, bastano soli 30-40 minuti perché i livelli di salmonella nelle feci balzino dal 18% al 46% e il numero di animali infetti all’arrivo al mattatoio passi dal 6% all’89%.

Utilizzo alternativo:

Il cavallo che ci ha accompagnato per anni nelle nostre passeggiate, i cavalli che hanno prestato servizio alle Forse Armate o ai Corpi di Polizia, hanno diritto ad un ricovero adeguato. Vendere questi cavalli al macello significa andare contro il benessere dell’animale, a mio parere è un forte atto di incoerenza. I cavalli anziani sono utilissimi per la pet-therapy: perché non ci sono provvedimenti in questo senso?

Per chi ne volesse sapere di più consiglio la visione del filmato

Posted by
laurarossimartelli

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