L’utente invisibile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fin da piccola avvertivo la necessità di prendere la penna e scrivere, la mia emotività trovava nella scrittura la sua forma comunicativa migliore. Poi è arrivata la scuola, con le sue regole, e allora scrivere come si voleva diventava un’evasione, il desiderio di ribellione. Con il tempo scrivere mi aiutava a chiarire le idee sui miei sentimenti…

Dal supporto cartaceo, negli ultimi anni sono passata al blog, e così anche la funzione della scrittura si è modificata: dapprima un blog personale, dove racchiudevo il mio piccolo mondo costituito da molti interessi, fino ad un blog “professionale”, dove tratto dell’etologia, della comunicazione tra animali, precisamente di cavalli e cani: le mie passioni!

Questo post è un esempio di come la comunicazione tra animali coinvolge anche la nostra (in fondo, apparteniamo al regno animale anche noi): non ho la presunzione di addentrarmi nei meandri della comunicazione umana (a tal proposito consiglio di seguire il blog di Piero Tagliapietra, che stimola importanti riflessioni comprensibili anche ai non addetti ai lavori), ma vi spiegherò cosa intenda per “utente invisibile” (in futuro capirete quanto ritengo importante si passi ad una “etologia comunicativa”  e cosa intendo dire con questo termine).

Contrariamente alla mia storia evolutiva nell’ambito della scrittura, ci sono molti autori che scrivono saggi o romanzi e non sentono la necessità di comunicare anche via internet. D’altra parte ci sono gli iperattivi, quelli che hanno un blog e scrivono libri.

Io mi rivolgo all’utente che ha le seguenti caratteristiche, l’utente invisibile appunto:

non risponde alla mail (o addirittura dice che non gli è arrivata!). Trovo quasi un codice etico rispondere, una forma di cortesia come rispondessimo ad un saluto per strada. Non rispondere mi dà l’idea che ti ho infastidito, o sei contrariato da quello che ti ho scritto, e non ti interessa avere un confronto.

finisce (anche per caso) su un blog e non lascia traccia (ricordatevi che una traccia la lasciate sempre, quindi fate più bella figura a spendere due minuti del vostro tempo per un saluto,  almeno durante una visita soprattutto se è un blog che seguite). Anche in questo caso, il silenzio non è positivo.

– l’utente invisibile/opportunista è infine quello che sbircia, che non ha molto da dire e si giustifica un po’ dicendo che non ha tempo di usare internet in modo attivo o non conosce il mezzo (che si traduce sempre in “non vuole imparare il mezzo).

Forse questi punti potrebbero aver offeso qualcuno dei miei lettori, ma non sto insinuando che chi è attivo su internet è una persona migliore,  mi rivolgo a chi fa le seguenti affermazioni (e che ha fatto nascere appunto queste mie riflessioni):

1) “Ma tu ti occupi di scienza, a cosa ti serve un blog?!”

Ogni informazione ha bisogno di una piattaforma. Ci sono molte persone in gamba che non hanno siti, se li cerco su internet non compaiono: sono invisibili! Per quanto mi riguarda, se non esisti nel web le possibilità di venire in contatto con te (magari percorrendo km di strada) diminuiscono.

Attenzione all’eccesso opposto: il bombardamento di informazioni (mail, FB o altri mezzi) non è gradito, neanche a chi condivide fortemente la tua passione. Se sei forte, basta che dici una sola volta le cose, magari bene.

Infine, sono quì perché credo in un mondo migliore, e ho la presunzione che il mio piccolo contributo, anche se solo una goccia nell’oceano, cambi la predisposizione di qualcuno, che ne parlerà con qualcun’altro che a sua volta lo farà con qualcun’altro…non è così che si muove la civiltà? Proprio perché non ci è possibile interessarci di tutto, e la televisione dà sempre più raramente prodotti culturali, l’informazione gratuita dev’essere un credo per chi lavora nel settore. Ho sempre ritenuto assurdo che chi non è iscritto all’università non possa accedere via internet alle pubblicazioni…la scienza deve essere libera! La conoscenza è un diritto del cittadino.

2) “Anche io ho una passione, ma avere un blog è complicato…e poi…chi lo legge?”

Questa è l’ultima cosa di cui dovete preoccuparvi, la rete è veloce e per definizione molto più interconnessa di quanto possiamo immaginare! Inoltre sono del parere che l’impulso deve nascere volontario, per una forte necessità di informazione; ad es. è in preparazione il mio prossimo post sulla sperimentazione animale: ho sentito dei dati, credo che molte persone come me prima non ne siano a conoscenza, quindi sento il bisogno (quasi un dovere etico) di comunicarlo a tutto il mondo.

3) “Che senso ha perdere tempo…e gratis?”

Che senso ha fermarsi a parlare con qualcuno di una notizia di attualità? Che senso ha il confronto in famiglia o tra amici su alcuni posizioni che sosteniamo? Forse non abbiamo niente da dire e siamo senza opinioni…chi ha detto che l’uomo deve fare buon uso della cultura? Possiamo anche passare le nostre giornate a lavorare, lamentarci, guardare quel programma tremendo su canale 5…Possiamo credere all’informazione filtrata, ma allora non critichiamo né deridiamo o svalutiamo il lavoro di chi ci mette impegno nella diffusione della cultura. A volte si viene criticati di essere troppo seri…beh, chi mi conosce bene sa che sono capace di divertirmi come tutti gli altri ragazzi della mia età…ma la mia presenza su internet non vuole essere una descrizione del mio tempo libero 🙂

Poi mi sono posta la domanda: Perché scrivere su internet?

Secondo me per i seguenti motivi:

L’atto viene alimentato dal riscontro immediato del nostro operato. Scrivere un libro comporta una pubblicazione distante dal pensiero iniziale che ci ha portati a scrivere quel dato, fatto, opinione, emozione. Inoltre il lettore potrà essere cambiato nel frattempo, al momento della pubblicazione (la politica, gli eventi, la moda…il mutamento nella popolazione è continuo e trascina anche i sentimenti del singolo individuo). Mentre l’utente di internet condivide lo stato d’animo dello scrittore, dal momento che la scoperta di un fatto è fresca per entrambi, le emozioni facilmente simili e la voglia di partecipare più alta. Ecco, partecipare con un commento o la condivisione di un post è un’altra cosa che è possibile grazie ad internet. Ricordo quando mio papà ha scritto una lettera a Mario Rigoni Stern e la gioia nel ricevere una risposta! Ecco, se Stern avesse tenuto un blog, le emozioni coinvolte sarebbero state diverse, sicuramente! Non dimentichiamoci poi che ognuno può diventare scrittore, senza sottoporre lo scritto a giudizio di una casa editrice o di un giornale. Sì, il blog è un impegno, ma dà anche gratificazioni! Sentivo l’altra sera una blogger parlare di “mancanza di autorevolezza su internet”; l’autrice sosteneva che una testata giornalistica aveva nome e cognome, mentre non c’è proprietà sulla rete. Ma non è internet ormai il mezzo di comunicazione più utilizzato? Forse bisogna riconsiderare gli scopi: è un discorso di quantità e qualità? Di volontariato e lavoro? Da ignorante nel settore, non approfondisco.

Concludendo, se non esisti nella rete, presto potresti diventare invisibile anche nel tuo lavoro; se esisti nella rete, chiediti se ti piace come ti vedono (perché tutti ti vedono!)

Chiedo gentilmente una buona partecipazione a questo post, commentando con l’indirizzo del vostro blog, che sarò felice di leggere e che considererò come un buon locale dove discutere tra amici.

Buon attivismo in rete a tutti…e prometto, per un po’ non vi affaticherò con riflessioni 2.0!

Posted by
laurarossimartelli

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