Conferenza del Dott. Stefano Cagno a Montichiari

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Venerdì 25 marzo si è tenuta a Montichiari una conferenza organizzata dal Comitato contro Green Hill che ha visto come relatore il Dott. Stefano Cagno. L’affluenza è stata sorprendente, nonostante l’elevata temperatura in sala e i limitati posti a sedere.

Per chi non ne fosse a conoscenza ecco cosa sta succedendo nel laboratorio a pochi passi da casa mia.

Nonostante la visione di animali torturati sia stata una tecnica da sempre usata dagli animalisti per smuovere la sensibilità della massa, ho apprezzato moltissimo l’impostazione che ha dato all’argomento il Dott. Stefano Cagno, Psichiatra, che ha snocciolato una ad una le incongruenze, le ipocrisie e le falsità della vivisezione, in una parola sola l’”inutilità” del metodo. Se un tempo, agli inizi della ricerca scientifica, la sperimentazione animale poteva essere giustificata, ora non ci sono più scuse per mettere fine a questa pratica a mio parere stupida e barbara.

Cercherò quindi di riassumere i contenuti della conferenza, omettendo alcuni punti che ho già trattato in un articolo precedente. Non me ne vogliate se ho omesso qualche informazione, ma per gli interessati consiglio l’approfondimento attraverso la lettura dei libri del Prof. Cagno.

Ricordatevi la seguente premessa: è obbligatorio sperimentare sugli esseri umani tutte le sostanze prima di commercializzarle, ma prima si sperimentano sugli animali (quindi l’uomo non viene risparmiato!).

Aberrante l’elenco dei numeri di individui per specie utilizzati nei laboratori di ricerca ogni anno in Italia: quasi 900.000 animali “sacrificati” all’anno in Italia, 108 milioni di animali al mondo. Tra le varie specie utilizzate non risultano esserci attualmente i gatti, ma sono aumentati gli scimpanzé.

Il Dott. Cagno ha coniato la “Teoria delle 3 S” per confutare le argomentazioni a favore della sperimentazione animale:

1. specie: ogni specie animale possiede caratteristiche biologiche non confrontabili

  • ad es. come possiamo confrontare uomo e coniglio quando la frequenza cardiaca è così diversa nelle due specie (inferiore ai 100 battiti al minuto la nostra, contro i 205 a riposo del coniglio)
  • condividiamo il 95% del Dna con i roditori…quel 5% di differenza non è importante? Ricordiamo che la differenza morfologica è lo specchio della differenza genetica. Perché i roditori sono gli animali più usati? Dovremmo usare allora solo gli scimpanzé con i quali condividiamo più del 98% del Dna…

2. stabulazione: la permanenza degli animali negli stabulari altera le risposte biologiche; un ambiente innaturale stimola risposte psicologiche negative, recando sofferenza agli animali e privandoli di capacità cognitive (quindi non ha senso studiarne il comportamento perché profondamente modificato dalle condizioni ambientali!). Nel 70% dei casi non viene fatta né anestesia né analgesia: quanto dolore rechiamo agli animali? E nel 30% rimanente viene fatta l’anestesia, che è comunque un paradosso: se somministriamo sostanze a dosaggi elevati per valutare la tossicità, come facciamo a vederne i risultati se addormentiamo l’animale?

3. sperimentazione: le patologie specifiche indotte artificialmente negli animali possiedono caratteristiche differenti rispetto a quelle sorte spontaneamente

Il Dott. Cagno, medico psichiatra, aggiunge che per tutte le diagnosi esiste il criterio di esclusione, ma se una persona ha tutti i sintomi riscontrabili in una malattia si può non fare quella diagnosi quando i sintomi sono dovuti ad una condizione medica generale. Nascono così altri paradossi:

– una persona che assume LSD è tossicodipendente, ma se somministro LSD all’animale diventa schizofrenico! E come posso provare in un animale che non parla che ha deliri e allucinazioni?

– Se una persona ha un trauma cranico e allucinazioni, darò la colpa al trauma cranico, ma se vado a distruggere una parte del cervello dell’animale, questo diventa un modello per la schizofrenia!

Quando parliamo di sperimentazione animale non ci venga in mente solo l’immagine dello sperimentatore con il bisturi in mano, perché anche esperimenti sul comportamento (ahimè, etologici) recano sofferenza (psicologica); a tal proposito riporto l’esempio di un esperimento che vede “sacrificati” due scimpanzé, separati in due gabbie distinte: il primo scimpanzé veniva tenuto a digiuno, e ogni volta che, affamato, tentava di prendere del cibo il secondo scimpanzé riceveva una scarica elettrica…beh, il primo scimpanzé moriva di fame piuttosto che far soffrire il compagno!

Ora vorrei aprire una parentesi, in quanto etologa, in quanto ho fatto il tirocinio con questi splendidi animali, in quanto a volte è molto difficile riportare solo dati quando hai lo stomaco in sobbuglio solo nel descrivere certe cose…Ma questa sensibilità è la spinta che ci deve portare ad informare: diffondere notizie è nostra la missione, è ciò che tutti possiamo fare. E non possiamo continuare a farlo riversando la nostra emotività su persone che non hanno la stessa sensibilità, ma dobbiamo riportare dati, incongruenze e tutto ciò che faccia riflettere la persona più razionale e convinta vivisezionista.

Il Dott. Cagno racconta che, invitato ad una tavola rotonda, ha proposto di modificare il decreto 116 che regolamenta la sperimentazione in Italia, chiedendo di provare a validare il modello animale. La comunità scientifica presente ha rifiutato la proposta, sostenendo che la storia c’ha già pensato a dimostrare la validità. Ma quale storia? Non c’è traccia nelle review, casomai è anedottica (ha dato risultati con una sola specie e a posteriori).

Ricordiamo il disastro di Seveso a metà degli anni’70: per sperimentare gli effetti della diossina dovremmo somministrare 3 etti e mezzo di diossina ad un criceto di 75 Kg…fantascienza!

1° paradosso della vivisezione: i tempi sono differenti

Studiamo il cancro, l’ Alzheimer, la schizofrenia, l’epilessia e altre patologie croniche o che occorrono decenni perché la patologia si sviluppi in un topo che vive 2 anni!

2°paradosso: nonostante la sperimentazione risulti negativa si commercializza lo stesso il farmaco contenente la sostanza incriminata!

Es. del farmaco Oxcarbamazepina, un antiepilettico. Sulla scheda tecnica viene dichiarata una lieve incidenza di tumore epatico dopo 2 anni di trattamento (il tempo ovviamente ha a che fare con la sperimentazione sui ratti che vivono 2 anni!). Dopo è stato sperimentato sull’uomo e per fortuna è andata bene, non è stato riscontrato il tumore…ma allora a cosa è servito testarlo sull’animale prima?

Es. Talidomide: è un sedativo somministrato alla fine degli anni’50 che ha fatto nascere molti bambini focomelici: nel coniglio si era dimostrato teratogeno (se è per questo anche la vitamina C e l’acido acetilsalicilico), ma l’informazione è stata ignorata! E adesso stanno riproponendo il farmaco per combattere la malaria…!

Poi, invece di togliere le cause ambientali del farmaco (e io aggiungo: finanziare le ricerche di ecologia), si ricorre ai ripari eliminando la malattia che si è manifestata “grazie” ad un farmaco. Es. il tamoxifene causa tumori epatici nei ratti e tumori uterini nelle donne (così donne che hanno perso una mammella per la terapia contro il tumore possono fare a meno di togliere anche l’altra, ma gli viene tolto l’utero!).

Il 52%dei farmaci in USA presenta gravi reazioni avverse che non si erano verificate negli animali (lo affermano le riviste medico-scientifiche, non gli antivivisezionisti).

Oltre i 4/5 delle sostanze che superano la sperimentazione animale, non superano la sperimentazione umana, quindi meno del 20% sono commercializzabili (ma i fallimenti non vengono dichiarati alla popolazione!).

Lo stesso Dott. Cagno confessa di essere obbligato ad usare terapie che prevedono sostanze testate sugli animali: infatti si batte contro perché si trovi qualcosa di alternativo.

Dal libro dell’Ist. Mario Negri:

  • gli scienziati confessano ancora di non capire le similitudini tra il modello animale e l’originale
  • gli scienziati confessano che la scelta dell’animale è di praticità: vengono usati soprattutto i topolini perché costano poco, sono piccoli e stabulabili, anche se magari non è l’animale più adatto per quel test (intanto così possono pubblicare articoli e commercializzare farmaci)

L’opinione pubblica però è sorda su questo argomento. E posso anche capirla, quando c’è un attenta comunicazione di parte. Un esempio è l’articolo uscito su Grazia il 20/11/2007 (pag.142), dove viene riportata l’intervista fatta a Camillo Ricordi, chirurgo e professore all’università di Miami. Il professore ha usato ripetutamente il termine “topolini” per descrivere lo stato degli animali nei laboratori, e non a caso: “topolino” infatti è un diminutivo vezzeggiativo, l’ha usato a proposito perché trasmette l’idea di un ambiente favolistico (addirittura “i topolini hanno a disposizione acqua potabile”: ma cosa vuoi che interessi al topo che vive nelle fogne? Ovviamente la massa non ha idea che  lo stato di benessere di un animale si misura su criteri completamente differenti dai nostri, ma il professore lo sa bene). Triste questa intervista, triste che appaia su una rivista molto letto, triste ma vero che sia questa pubblicazione a contare più di centinaia di altre pubblicazioni su riviste scientifiche.

Sul British Medical Journal nell’articolo “Where is the evidence that animal research benefits humans?” troviamo che gli esperimenti sugli umani vanno in parallelo con gli esperimenti sugli animali.

Nel 2004 è stato lanciato un invito al buon senso: validiamo i modelli animali, e se non sono validi li mandiamo in pensione. Si sperimenta ancora sugli animali, ma dal 2004 ad oggi il Medical Journal non ha più pubblicato articoli sulla sperimentazione animale.

Gran parte delle scoperte le dobbiamo al prof. Pietro Croce, che ha sperimentato sugli animali per 30 anni ed è giunto alla conclusione che i suoi studi non funzionavano, e così è diventato il “padre” dell’antivivisezionismo scientifico.

Una volta sperimentavano su noi umani senza dircelo: ora, per la legge sul consenso informato del 1995, devi essere a conoscenza.

Quando è plausibile la sperimentazione? Quando è specie-specifica, ad es. un cane che ha una malattia grave e si sperimenta un nuovo farmaco nel tentativo di salvarlo. Ecco quindi che l’intento è diverso, non si prende un cane sano e gli si inocula la sostanza tossica.

Le riflessioni le lascio a voi, al vostro desiderio di condividere, di approfondire, di ribattere.

Posted by
laurarossimartelli

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