Bambini tra Fango e iPhone

Siamo entrati nella stagione estiva, quindi oggi vi propongo un articolo leggero.

Anche se l’argomento svia dalle tematiche che tratto in questa sede, in qualche modo ne fa parte, dal momento che ho già parlato precedentemente di bambini e dell’esperienza con Cavalgiocare.

Tuttavia, sono ignorante in pedagogia (materia che adesso voglio cominciare a studiare), quindi esporrò solo un fatto che mi ha affascinata e fatto riflettere.

Ho da poco finito di leggere un libro meraviglioso, “La conquista della felicità” di Bertrand Russell. Il filosofo scrive (pagine 53/55): “I genitori moderni […] offrono ai loro figli troppi divertimenti passivi, come gli spettacoli e i dolciumi […] I piaceri dell’infanzia dovrebbero essere per lo più quelli che il bambino stesso trae dall’ambiente che lo circonda con qualche sforzo e un po’ d’inventiva […] Per il bambino, ancor più che per l’uomo, è necessario conservare qualche contatto con il flusso e il riflusso della vita terrestre. Il corpo umano si è adattato attraverso millenni a questo ritmo […] Ho visto un bambino di due anni, che non aveva mai lasciato Londra, in occasione della sua prima passeggiata in campagna. Era inverno e tutto intorno non vi era che fango e umidità. Per l’occhio dell’adulto non vi era nulla di piacevole, ma il bambino fu colto da una strana estasi; si inginocchiò sulla terra umida e nascose il viso nell’erba, emettendo inarticolate grida di delizia. Quella gioia che egli stava provando era primitiva, semplice e profonda. Il bisogno organico che in quel momento veniva soddisfatto è così profondo che coloro nei quali è spento sono di rado completamente sani.”

A distanza di settant’anni, la reazione del bambino descritta da Russell la ritrovo quando, per lavoro e per diletto, mi trovo a relazionarmi con i bambini: si sentono dei maghi a fare le bolle di sapone, provano gioia a fare giochi fisici, di gruppo, ed eccitazione mista a sorpresa quando si ritrovano in groppa al cavallo.

Ma…cosa succede se dai a un bambino di 3 anni un iPhone?

Con due bambini di circa la stessa età ho provato a mostrare un applicazione dell’iPhone che diverte anche molti adulti (me di sicuro, ma non penso di rientrare in un adulto al 100%!); tale app consiste in un personaggio che registra la propria voce e poi la ripropone in modo ridicolo, e nello stesso tempo, con un  semplice meccanismo di touchscreen, permette di relazionarsi con lui (ad es. colpendolo in un occhio, facendolo saltare, roteare, ridere, ecc.).

Ecco i bambini cosa fanno: dapprima lo guardano incantati, poi ci osservano mentre gli mostriamo il funzionamento, poi prendono coraggio e ci provano timidamente, infine capiscono il meccanismo e non li scollate più, anzi, vogliono prenderlo in mano (mi raccomando, l’iPhone deve essere tenuto sempre nelle mani di un adulto, altrimenti l’esperimento finisce male!).

Per me vedere gli occhietti sbarrati di questi due bimbi (esperimenti separati nel tempo: i figli appartengono a due famiglie diverse e il “test” è stato fatto nella loro abitazione) è gran motivo di fascino!

Ho riflettuto allora su alcuni quesiti:

  1. evoluzione culturale e biologica (l’istinto di cui parla Russell) viaggiano con un gap temporale inferiore a quello di noi adulti? Cioè, i bambini si adattano e apprendono con maggiore velocità, e questa ne è la prova; tuttavia affermando questo non crolla l’assunto fondamentale che l’evoluzione biologica è più lenta dell’adattamento all’ambiente circostante?
  2. i bambini accolgono la tecnologia con meno contrasto rispetto agli adulti? Cioè, un bambino così piccolo fa una distinzione tra gioco virtuale e gioco fisico reale?
  3. la scienza sta evolvendo nella direzione di sempre maggiore interattività, per colmare il gap tra prodotti artificiali e “realtà” (non solo per quanto riguarda i giochi, ma in ogni settore): in un futuro prossimo il genitore dovrà preoccuparsi del figlio che passa troppe ore davanti al videogame o ci sarà una benefica mescolanza tra artificiale e “genuino”?

Il mondo cambia ogni giorno a gran velocità, ma siamo noi che diamo il ritmo e decidiamo per l’educazione dei nostri figli: tra timori, certezze e consapevolezze, interessiamoci alla tecnologia e allo stesso tempo distraiamolo da essa nella misura che è scritta dentro di noi, ascoltando l’istinto…che poi non sono altro che  i nostri geni, che hanno portato finora la nostra specie a vivere in questa meravigliosa Terra.

Meno giudizi e critiche, più curiosità. L’interattività è un argomento che mi affascina molto, che mi ha coinvolto dall’avvento di internet più di quanto avrei voluto inizialmente, e che, se saputo utilizzare, può essere di grande aiuto per l’educazione e il divertimento dei bambini.

Posted by
laurarossimartelli

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