Relazione zooantropologica: un approccio vincente in ambito assistenziale

Nei post precedenti descrivo come la pet therapy apporti beneficio a qualsiasi persona si prenda cura di un animale, quindi non solo in un programma terapeutico o di assistenza. Stavo cercando un modo per comunicare la profonda connessione tra le varie figure cinofile (come nel libro “Uno nessuno centomila” di Pirandello), e penso di averla trovata! Negli ultimi tempi infatti mi sono imbattuta in un libro che avevo quasi accantonato, per il linguaggio non proprio scorrevole che l’autore utilizza (a primo impatto). Passata la difficoltà iniziale, ho invece scoperto un approccio molto vicino al mio, una “filosofia” che abbraccio: la zooantropologia. 

Mi rendo conto che l’articolo risulterò ostico, forse più congeniale agli “addetti ai lavori” ma cerco di esporre i punti fondamentali per capire il concetto: la relazione copre uno spazio tridimensionale e ci si sposta con vettori di intensità e direzioni diverse.

Accolgo con piacere eventuali domande! Ma cominciamo:

Secondo Marchesini ci sono tre strutture di relazione previste in zooantropologia:

  1. pet-relationship o relazione di incontro-confronto: è la base delle attività di ZA applicata all’ambito educativo o assistenziale; tale relazione ha il fine di ottenere specifici contributi referenziali.
  2. pet-ownership o relazione affiliativa, basata su un processo di adozione con condivisione degli spazi e di intimità: richiede congruità, equilibrio, impegno, responsabilità.
  3. pet-partnership o relazione collaborativa: si basa sulla capacità dei due partner di operare insieme e richiede una forte intesa.

I progetti di pet-therapy possono essere così visualizzati: offrono servizi di relazione di incontro-confronto tra un eterospecifico e un fruitore; sono realizzati da una coppia (pet-partner) caratterizzata da una relazione collaborativa (che a volte può rivelarsi essere anche una pet-ownership).

Ora cerco di riassumere il concetto di triangolazione delle attività di pet-relationship:

La zooantropologia applicata si basa su attività di pet relationship (APR) specificate in progetti ad hoc:

  1. di tipo interventistico 
  2. di tipo consulenziale.

L’obiettivo disciplinare è la “valorizzazione della relazione tra l’uomo e l’eterospecifico” ma esiste una profonda differenza tra le applicazioni consulenziali, fondate su obiettivi relazionali, e quelle interventistiche, fondate su obiettivi referenziali. 

La ZA consulenziale si pone l’obiettivo di migliorare la relazione tra uomo e animale nelle situazioni di affiliazione al gruppo familiare (consulenza di pet-ownership) o di convivenza sociale (zooantropologia urbana); la ZA interventistica si pone l’obiettivo di utilizzare la relazione per produrre riscontri beneficiali nell’ambito pedagogico (ZA didattica) o co-terapeutico (ZA assistenziale, di cui la pet-therapy fa parte).

Mentre nelle attività di pet-relationship consulenziali l’animale è “affidato” al fruitore che riceve i consigli dall’erogatore del servizio (comportamentalista) e si applica per realizzare gli eventi relazionali, nelle attività di pet-relationship interventistiche l’animale è “affidato”all’erogatore del servizio (l’operatore pet-partner) che fa da arbitro della relazione ossia: la promuove, la dimensiona, la vigila.

Dal momento che la relazione è un evento dimensionale e dimensionabile (nel libro questo concetto viene spiegato ampiamente), nell’area consulenziale l’erogatore dovrà intervenire per migliorare la relazione attraverso il bilanciamento delle diverse dimensioni, al fine di ottenere l’equilibrio necessario nella relazione; nell’area interventistica l’erogatore interviene per orientare la produzione referenziale attivando particolari dimensioni e deviandone altre.

Inoltre, ci sono diverse “tipologie di APR” dove differente è il livello di attività con l’animale, così diventa possibile strutturare il progetto in una “filiera di pet-relationship” dove si stabilisce una progressione tipologica di APR a interattività crescente.

Quest’ultimo processo l’ho trovato quasi illuminante, e molto utile ai fini operativi.

Il libro poi prosegue dando validi consigli pratici all’operatore di pet-therapy.

N.B. In questo articolo mi pongo in maniera neutra rispetto alle tecniche di addestramento, dal momento che non ho esperienza diretta del metodo di Marchesini, specificando che ciò che condivido è la suddetta “categorizzazione” e l’approccio in ambito educativo/assistenziale

– Da “Attività e terapie assistite dagli animali “ di Roberto Marchesini e Laura Corona

 

Posted by
laurarossimartelli

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