E dal cilindro magico esce…un Carlino!

carlino

Dopo la pausa estiva, ritorno a investigare sui meccanismi che sottintendono i comportamenti, sia animali che umani. Dai miei ultimi scritti si evince che l’aspetto che più mi interessa dell’etologia è la pet-relationship, cioè la relazione tra animale e uomo. È per questo che il blog ha bisogno di nutrirsi di studi sulle dinamiche sociali umane, scoprendo che per quanto ci si voglia spingere lontano, studiando l’uomo moderno e i social network, il cerchio si chiude sempre con lo studio della Biologia, punto di riferimento universale (e a mio parere la corretta risposta ad ogni domanda).

Insomma, in una società in cui c’è disarmonia tra nature e nurture (tra natura e cultura), questi interventi cercheranno di fare chiarezza (o forse ancora più confusione) sui nostri (e i loro) comportamenti, alla ricerca di risposte e alla scoperta di mille possibilità. Anche questo sarà un esperimento, una collaborazione tra due folli curiosi che amano le contaminazioni…

Un altro buon proposito che mi pongo con il “nuovo anno scolastico” è di analizzare nel dettaglio un solo argomento alla volta, mantenendo uno stile comunicativo semplice, ma utilizzando con precisione i termini, per poterti non solo spingere alla riflessione come spero di aver fatto finora, ma darti nozioni pratiche, veritiere e complete il più possibile, insomma, concetti che puoi ricordare.

Ritorniamo al lavoro con un argomento leggero e piacevole: oggi avrai il piacere di dare una spiegazione alla tua domanda: “Perché mi piacciono così tanto i carlini?” oppure “Come fanno a piacere a certa gente i carlini?!”

Ecco la risposta!

Osservando il regno dei mammiferi, risalendo fino a quello degli uomini, in tutti gli individui giovani possiamo riscontrare delle caratteristiche comuni, ad es.

  • la testa è molto rotonda
  • la testa è sproporzionata rispetto al corpo cui appartiene
  • due grandi occhi rotondi
  • naso appena accennato
  • guance paffute
  • bocca arrotondata pronta a succhiare

Per natura gli uomini reagiscono a questi stimoli, infatti i bambini giocano con le bambole, o meglio in termini etologici, compiono atti di cura parentale.

Questo stimolo venne definito dall’etologo Konrad Lorenz “prototipo infantile”.

Anche il cucciolo di cane, con le sue zampe corte e tozze e l’andatura goffa risveglia in noi desideri epimeletici. Tutto questo avviene a livello inconscio e non è altro che la reazione al meccanismo attivato dal “prototipo infantile”.

Quanta parte abbia il “prototipo infantile” in ciò che giudichiamo “amabile” e “carino” lo dimostrano anche tutte le ibridazioni di cani finalizzate all’ottenimento di razze in cui i segnali evocatori di questo meccanismo siano fissati in maniera duratura. Chiari esempi di come l’arte dell’allevamento abbia trasformato il “prototipo infantile” nello standard della razza sono il carlino, il pechinese, il pinscher nano, il bichon e il maltese con il suo pelo morbido e lungo che sollecita il bisogno di accarezzare e assistere.

Per ottenere queste razze bisogna provocare un’atrofia nello sviluppo di alcune caratteristiche, reprimendo parzialmente o addirittura annullando alcuni processi di crescita (chiamo in aiuto i genetisti per la spiegazione del procedimento, ma penso si possa chiamare sperimentazione animale…).

Il nome scientifico dell’atrofia è neotenia, letteralmente “tendenza a mantenere lo stadio giovanile” e non si limita alle caratteristiche fisiche dei nostri cani, ma ha risvolti anche sul piano comportamentale. Questo risultato ha all’origine due cause:

1. Causa genetica

Nel patrimonio ereditario infatti si possono verificare delle trasformazioni per le quali si perdono dei processi di maturazione del carattere. Questo spiega la disposizione al gioco dei carlini, la loro curiosità, vivacità e indole allegra che si mantengono fino a un’età avanzata (e questo li rende buffi perché contrasta con la loro età).

2. Causa comportamentale

Il cane in natura scioglie il sodalizio con i genitori intorno ai nove o dieci mesi, e comincia a vagabondare. Diventa indipendente e comincia a procurarsi da sé il cibo. Il nostro cane invece viene nutrito da quando è cucciolo e per tutta la vita da noi, che continuiamo a mantenere il legame con lui. Ciò ha notevoli ripercussioni su vari aspetti dello sviluppo psichico del cane, che perciò conserva nei nostri confronti anche un importante elemento dell’adorazione infantile verso i genitori, ovvero il riconoscimento della loro autorità (avrò modo di spiegare cosa intendo con il termine “autorità” che sono sicura che ti vede, adesso, storcere il naso).

 

Molte persone credono che se si dà una spiegazione a tutto si perda il piacere di provare quella sensazione. Io sono del parere che i meccanismi che sottintendono tale sensazione siano affascinanti e non tolgano magia all’esperienza. Non c’è disincanto nel mio essere, come in nessun uomo, perché l’uomo è artista e scienziato al tempo stesso, l’uomo è meraviglia.

p.s Adoro il bulldog francese!

Posted by
laurarossimartelli

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