L’importanza della vista

dog eye

I nostri concetti di bello e di brutto hanno un significato biologico o sono costruzioni culturali? Il desiderio e la bellezza possono essere considerati caratteri esposti all’influenza dei processi darwiniani? Se è così il desiderabile dovrebbe garantire, come in altri animali, una maggiore fitness. Il discorso è ampio e complesso e per trattarlo in maniera esaustiva insieme al mio fidanzato abbiamo deciso di analizzare questo argomento da due punti di vista, uno etologico e uno comunicativo.

Il corpo

Sono state studiate in diverse culture le preferenze nella scelta sessuale, ed è risultato che l’Homo sapiens cerca gli “universali”, cioè le caratteristiche fisiche comuni a molti popoli. Questi universali sono connessi al valore riproduttivo del portatore secondo il rapporto “Vita-Fianchi” (WHR, waist to hip ratio).

Le donne in buona salute (fertili, quindi prima della menopausa) hanno un WHR compreso tra 0,67 e 0,80. Studi (Singh, 1993, 1995) dimostrano che un WHR inferiore agli 0,85 indica un minor rischio di malattie cardiovascolari, diabete, alcuni tumori, ecc. Per essere precisi, 0,7 è il più attrattivo in diverse etnie (ci sono scostamenti dovuti a diversità culturali, ad es. in Perù è 0,9).

È normale che all’uomo piaccia la donna formosa, in quanto grosse ghiandole mammarie e bacino largo sono legate alla capacità di nutrire e partorire i piccoli senza problemi: le donne che si rifanno il seno mettono in atto i cosiddetti “segnali disonesti” per attrarre i maschi (Bobbi Low et al, 1987), per intenderci ciò che fa il pavone mostrando alla femmina quanti “occhi” si può permettere nella coda.

Nell’uomo il WHR=0,9 e per noi donne non solo un uomo portatore di questo valore risulta attrattivo fisicamente, ma ci convince anche che sia in buona salute, ambizioso e intelligente.

Tale dato è convalidato dalla correlazione ormonale: nella donna, più si scende al di sotto dello 0,8 fino a raggiungere lo 0,67 c’è un aumento di estrogeni (riscontrato anche nell’uomo che subisce trattamenti con estrogeni in seguito al cancro alla prostata), mentre nell’uomo dallo 0,8 allo 0,95 si assiste ad un aumento di testosterone (riscontrato anche in donne trattate con testosterone) (Cartwright, 2000).

Il viso

Ma cosa rende un viso bello o brutto?

Le aree del cervello che si attivano durante la qualificazione di visi belli o brutti sono quelle della corteccia sinistra. Un viso risulta tanto più bello quanto più si avvicina al concetto di “viso medio” o meglio ad un viso dove gli elementi sono “inseriti” in modo armonico, cioè simmetrico. L’asimmetria è indice di deficit genetico e funzionale dell’individuo, mentre un viso simmetrico richiede uno sviluppo perfetto e un metabolismo equilibrato e ben funzionante (precisione fisiologica, eterozigosità nelle proteine da cui resistenza o assenza ai patogeni e parassiti).

È noto inoltre che il viso diventa più attraente nel momento dell’ovulazione, in quanto la natura tende all’accoppiamento (infatti assistiamo al picco della libido).

Ecco un elenco delle caratteristiche del viso con la relativa ipotesi sulla loro possibile funzione nella selezione naturale e sessuale (da Cartwright, 2000):

  • mancanza di peli e tendenza a liberarsene nella donna – indice di giovinezza
  • pelle chiara nelle donne  – indice di giovinezza (la pelle si scurisce con l’età)
  • caratteristiche neoteniche (infantili) considerate attrattive nelle donne –  indice di giovinezza, inducono attenzioni da parte dell’uomo, mento e naso piccoli indicano un basso livello di testosterone
  • simmetria considerata attrattiva sia nell’uomo che nella donna – indice di precisione fisiologica
  • sorriso smagliante – indice di socievolezza, salute, benessere, abilità a formare alleanze
  • mento largo e zigomi sporgenti nell’uomo – alto livello di testosterone
  • peli sul viso dell’uomo – indicano maturità (la donna tende a preferire l’uomo 3 anni più grande di lei) e aumentano la larghezza del mento
  • viso “medio” attrattivo – correlato alla simmetria

Senza dubbio c’è un influenza culturale sui criteri estetici, basta ricordare l’effetto “Farah Fawcett”, icona pop degli anni ’70: fu messo in commercio un viso giocattolo con le sembianze della star che le bambine potevano pettinare e truccare. A qualcuno oggi potrebbe far venire i brividi solo il pensiero di comprare una Barbie, così “perfetta” potrebbe essere un cattivo modello educativo per la figlia. Tuttavia i bambini sanno già distinguere tra bello e brutto, tra tenero e spaventoso, e non sarà l’educazione che riceveranno a modificare tali categorie, ma la loro esperienza e sensibilità permetterà loro, da adulti, di riflettere su tali meccanismi.

Alla luce di tutto ciò, possiamo ancora considerare il “bello” relativo?

Un ulteriore elemento sul quale riflettere è l’effetto persuasivo della vista nella comunicazione, ma di questo lasciamo che se ne occupi il semiotico


Posted by
laurarossimartelli

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