Leader di me stessa? Ti ascolto, cane!

chess leader

La pet-therapy si può presentare in modo classico. Tutti i libri che leggerai o corsi che frequenterai cominceranno con la suddivisione in AAT, AAE e AAA o in AAP, passando agli ambiti, agli utenti, agli animali utilizzati, ecc.

Come avrai intuito nei post precedenti il concetto di pet-therapy per me ha un significato molto ampio. Ci vorrebbe una telecamera nascosta 24 ore che mi veda relazionarmi con il mio cane per capire cosa intendo. A parole è difficile, ma c’ho provato finora e anche oggi vorrei riflettere insieme a te. Metto le mani avanti: non sono un pensatore, un guru, né voglio fare il dio in terra: semplicemente condivido delle emozioni che per me hanno un senso, che magari qualcuno là fuori condivide.

Partiamo dall’assunto che il cane ci insegna, costantemente.

Il segreto del cane è vivere nel presente.

Noi, specie evoluta, siamo sicuri di aver solo tratto vantaggio dalla conoscenza e ricordo del passato e la consapevolezza del futuro?

Molte delle nostre preoccupazioni sono frutto di rimpianti o rimorsi, e perdiamo di vista ciò che possiamo fare nel presente per attutire il colpo. Abbiamo sempre un agenda molto fitta, facciamo la spesa “per la settimana”, la benzina “per la settimana”, paghiamo l’affitto “per il mese”, ecc. Ma ci ricordiamo di fermarci a respirare, amare, guardare un fiore che domani sarà già appassito? Forse anche sì, ma non abbastanza. C’è a chi piace la vita piena, edonistica e frenetica (ma poi si ritrova la gastrite, il colon irritabile, ritardi nel ciclo mestruale, ecc.) e c’è chi ama la vita in meditazione, ascetica. Ecco, personalmente io tendo di più alla prima! Non è mia intenzione fare l’elogio dell’otium, ma penso che si possano fare tantissime cose (e molte di più) se si presta attenzione al “momento” (quanti errori sono dovuti a distrazione? Noi diamo la colpa allo stress, ma siamo noi ad alimentarlo). Con l’ascolto molte cose inizieranno a sembrarci superflue. Attenzione: non sto proponendo una soluzione anti crisi! Metto le mani avanti perché su internet si fraintende tutto…

Quando si entra in sintonia con il proprio cane, si comincia a ragionare in millesimi di secondi, in sguardi, in piccoli cambiamenti di postura, di respiro, di atteggiamento. A quel punto si avvertono le emozioni senza il bisogno di leggere “l’etogramma” del cane, cioè come tiene le orecchie, la bocca, la coda, ecc. Questo è simile a quello che succede quando si sta insieme da molto tempo: capita che si percepiscano le emozioni dell’altro, senza il bisogno di chiedere o di una conferma verbale. Se stai male, sei sei agitato o felice, e altre mille sfumature emotive vengono percepite grazie all’empatia. Purtroppo non è sempre così, ed è anche per questo che a volte facciamo fatica a capire il nostro cane (e il nostro partner!). È vero che ci sono delle microespressioni riconoscibili universalmente, ma come genere umano dobbiamo esercitarci ancora parecchio. Se ci alleniamo nella pratica dell’ascolto, possiamo evitare molte discussioni e affinare le nostre relazioni sociali, aumentando la percezione di sé in “quel momento”. Di conseguenza anche la relazione con il nostro cane trarrà giovamento.

Il mio concetto di pet-therapy è olistico: il benessere vibra in tutte le direzioni. Come la tela di un ragno in cui anche un piccolo peso si ripercuote in tutte le direzioni, una nostra variazione nell’atteggiamento con l’animale porterà a determinate reazioni. Se saremo leader attenti e capaci porteremo solo equilibrio. Il cane non sa che siamo disabili o che abbiamo dei problemi psicologici, o che siamo il direttore d’azienda: con lui possiamo essere chi vogliamo. Quando si ha la consapevolezza del proprio sé nell’ambiente in cui viviamo, si diventa più sereni. Non solo si trae il massimo beneficio da questa relazione (i cui risvolti a livello psicofisico sono già parecchi!), ma si attivano meccanismi di guarigione. Per usufruire della pet-therapy non devi essere per forza accolto in una struttura…La pet-therapy previene il malessere, e recupera dentro di te la voglia di esistere.

Ultimamente la connotazione di leader sottintende qualcosa che può essere frainteso. Quello che io intendo è che non si può essere dei bravi “genitori” (per il nostro cane) se non si è sicuri di se stessi. E, se ti fermi un attimo a riflettere, i momenti in cui sei più felice sono quelli in cui sei sicuro di quello che stai facendo. La sicurezza si riflette non soltanto in una postura che il cane percepisce (e anche le altre persone), ma se non fai finta e lo sei davvero, l’odore che rilasci è sincero, e con i cani non esistono bluff (ricordiamoci che è un animale macrosmatico, me lo immagino dare un soprannome a tutti noi a seconda dell’odore che la nostra emozione rilascia).

Sì, il bocconcino è un metodo che per certi versi funziona nell’addestramento, è innegabile (ci sono anche i danni dati dal rinforzo positivo ma ne parliamo in un altro momento), ma bisogna andare “oltre”, non so se mi spiego…

Ho come l’impressione che ci siano tante scuole di horsemanship, metodo gentile, basate sull’ascolto di sé e del cavallo, mentre per il cane ci siano tante regole e poco ascolto (quando dovrebbe essere più facile in quanto il cane, vivendo a stretto contatto con noi, comprende molte più cose di quelle che pensiamo). Lui conosce tante parole che non ci rendiamo neanche conto di dire e tanti nostri atteggiamenti ricorrenti di cui non siamo consapevoli: non fissarti con le parole nell’addestramento, pensa solo che il tuo messaggio deve arrivare chiaro e veloce. Ascolta, impara dal tuo cane, fatti consigliare: diventare una persona felice con il tuo cane non solo è possibile, ma è inevitabile.

Ti lascio con una riflessione: parli di più al tuo cane quando c’è un altra persona nella stanza o che ti può sentire? Non ti anticipo la mia risposta, ma è un fatto curioso…

Posted by
laurarossimartelli

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