Pet show Verona: Dog in wonderland

Ieri ero alla Fiera Pet Show di Verona, e ho avuto modo di ascoltare la conferenza dal titolo “Che cosa significa allevare un cane di razza” tenuta da David Morettini, educatore e istruttore cinofilo SIUA.

I 3 punti fondamentali che ha elencato nella gestione del cane sono:

  1. motivazioni (ce ne sono diverse, e sono le disposizioni del soggetto nei confronti degli altri e dell’ambiente circostante)
  2. emozioni: possono essere positive o negative (es.certe razze sono più inclini alla tristezza, altre alla gioia)
  3. arousal: livello di attivazione emozionale (agitazione)

Il proprietario deve stimolare il cane verso motivazioni prosociali, disposizioni emozionali positive e arousal intermedio: solo così il cane sarà favorevole all’apprendimento e al benessere.

Poi ho pensato che altri educatori parlano una lingua diversa per spiegare lo stesso concetto (il relatore ha parlato anche di dominanza, ma forse è stato un errore, perché mi risulta che il guru abbia bandito questa parola). Questi parlano di predisposizione della razza, di personalità che trascendono la razza, di “energia” che il cane assorbe (che varia con l’ambiente e con gli altri, per cui se noi proiettiamo un’energia calma anche il cane rifletterà il nostro stato mentale). Infine, se sono capobranco il mio livello di energia dovrà essere stabile: paura o eccessiva dolcezza sono emozioni fragili.

Durante la conferenza quindi non riuscivo a non fare collegamenti continui con altri addestratori che non utilizzano l’approccio zooantropologico (per intenderci, Cesar Millan e colleghi italiani): in fondo, il punto di partenza è uguale!

Mi è piaciuto molto il progetto dell’educatore e della sua scuola: collaborare con allevatori e con tutti gli altri operatori cinofili per allevare cani di razza equilibrati, dove si dia importanza alla selezione del carattere, e dove le condizioni di allevamento non stressino né isolino la cagna e i suoi cuccioli, dove soprattutto si pensi ad un agenzia matrimoniale cane-uomo piuttosto che a una fabbrica di cani. Sappiamo la difficoltà di attuare questo disegno, in quanto, oggi più che mai, 1000 euro in meno per un cucciolo non affidato ad una persona perché magari anziana e incompatibile con l’energia dell’ultimo cucciolo rimasto, fa la differenza a fine mese. Ma quando si tratta di esseri viventi bisognerebbe ancora di più agire con cognizione di causa, tutelando il benessere dell’animale a scapito dei propri bisogni economici. In altre parole: non aprire un’attività con gli animali se non hai più che solide risorse economiche.

Morale della favola: ma se accettiamo che ci sono diverse motivazioni, emozioni e arousal, perché il metodo di insegnamento deve essere uguale per tutti? La complessità la risolvo con un approccio complesso, pur rimanendo semplice nei suoi meccanismi.

Solo due parole sulla Fiera: l’esposizione canina non fa decisamente parte del mio Dna, e neanche di quello del mio cane, quindi per me è stato un paese delle meraviglie. Poi non capisco la scelta di esporre animali esotici piuttosto di altri pet, come i gatti. A parte i regolamenti CITES, perché incrementare il commercio di questi animali? Non sappiamo ancora relazionarci bene con i nostri, perché l’uomo è un insaziabile neofita? Sempre attratto dalla cucina etnica, da mete lontane, dal diverso? Quali le origini? Lascio la parola agli antropologi!

Posted by
laurarossimartelli

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