Il piacere è il motore universale

Filo conduttore del Festival “Infinitamente” di Verona era l’attrazione: spiegata dal punto di vista neurobiologico, con le sue implicazioni a livello decisionale e sociale.

Avevo appena terminato i 3 giorni di formazione sulle tecniche di vendita con la Dott.ssa Laura Bianchi (così interessanti pure quelli che dedicherò un altro articolo!), e questo evento è arrivato in perfetta sincronia.

E poi il mio fidanzato ci aveva visto lungo, e qui mi permetto di condividere un’intimità, visto il nostro matrimonio imminente: regalandomi “Il linguaggio muto” di Desmond Morris mi scrisse come dedica, ormai tanto tempo fa, “Lo sappiamo ormai da più di 3 anni che la comunicazione e le scienze naturali sono indissolubilmente legate…”

Eccoci qui a parlare di attrazione, di passione, di piacere. Ma la scienza cosa c’entra? E in questo ci aiuta l’efficace presentazione del neuroscienziato Paolo Fabene. La riflessione è quella di considerare mente e cervello come qualcosa di “indissolubilmente legati” (cit.), piuttosto che scissi in quanto “mente” in grado di pensare e “cervello” dotato di meccanismi neuronali. Ma la base neurobiologica del cervello trino descritto da MacLean è ancora valida, in quanto l’ontogenesi percorre sempre la filogenesi di una specie:

  1. un cervello rettiliano, quello più primitivo, che ha due bisogni fondamentali: alimentarsi e riprodursi
  2. cervello limbico, sede delle emozioni, dell’interazione sociale (gli animali più evoluti ad es. fanno grooming, cioè si puliscono a vicenda, e questo non ha solo un significato igienico ma anche sociale)
  3. neocorteccia, che trova piacere solo all’idea della soddisfazione del bisogno. A proposito è stato riportato l’esempio della poesia “Il sabato del villaggio” di Leopardi.

Già Epicuro tuttavia distingueva i piaceri…se il piacere quindi è una sensazione, l’amore è una percezione data dall’integrazione di sensazioni. Amiamo qualcuno perché ci sono diversi aspetti di questa persona che ci fanno piacere. Possiamo amare (nel senso di provare una passione) anche un’azione che ci dà diverse sensazioni di piacere.

Il piacere è un’escamotage della natura per farci fare qualcosa, per vincere l’inerzia. Non vivremmo quindi senza emozioni. Dobbiamo ringraziare il grande motore di tutto questo, che è la dopamina, rilasciata dalla parte antica del cervello dai neuroni dopaminergici.

Piacere, aspettativa, ricompensa, sono tutti termini che ritroviamo anche nella pet-therapy.

L’aspettattiva che si crea fin dal primo incontro ad esempio, quando si immagina l’ambiente e si vedono gli oggetti che fanno parte della vita del cane. A questo si aggiunge l’attesa del prossimo incontro con l’animale (Il sabato del villaggio).

Il piacere è dato dall’immediata gratificazione che si ha nell’interazione con l’animale, fatta di una comunicazione semplice stimolo-risposta. Il piacere è dato anche dall’immediata percezione sensoriale del pelo soffice, dello “stroking”, letteralmente strofinarsi, su di noi. Proviamo piacere a veder soddisfatto il nostro bisogno di prendersi cura dell’altro, di un essere che dipende da noi. E così via. E fin qui siamo nel cervello limbico.

Ma la pet-therapy si fonda prima di tutto sull’”idea” che abbiamo dell’animale, sul mondo istintivo che rappresenta e col quale possiamo relazionarci con spontaneità. Nell’animale proiettiamo le nostre emozioni, riuscendo a comunicare meglio con gli altri. Nessuno prova piacere a pensare ad un cane che morde, ma l’idea che ha si ha del cane (per la maggior parte delle persone) è positiva, si tende a rimuovere il suo potenziale aggressivo. Perché? Ovviamente perché ci da tanti stimoli piacevoli.

Insomma, la convivenza con gli animali è cominciata per utilità tanti millenni fa, ma la spinta è stata e sarà sempre il piacere che deriva da questa relazione. Ognuno di noi ha la propria idea di cane, a seconda della propria esperienza, del proprio carattere e delle proprie aspirazioni. E quando questa idea si sposa con le sensazioni, si gode appieno.

Posted by
laurarossimartelli

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