Teoria degli stadi neotenici: strada a fondo cieco?

Dal momento che la tematica scientifica che più mi interessa approfondire è la costante relazione tra “nature” e “nurture” nell’influenza del comportamento, cioè la relazione tra la natura e il suo bagaglio genetico e la cultura e il suo bagaglio ambientale nell’acquisizione di dati comportamenti, trovo affascinante riportare alla luce questa teoria, che non sono pronta a sposare subito ma che desidero condividere con voi.

Teoria curiosa e poco conosciuta ai più quella della teoria neotenica. Ne parla l’etologa e allevatrice Valeria Rossi nel libro “Comprendere il linguaggio del cane” e sul blog “Ti presento il cane”.

Per “neotenia” si intende quel fenomeno per cui negli individui adulti di una specie permangono le caratteristiche tipiche delle forme giovanili. Un esempio pratico è lo Shi-tzu, razza che ci ispira tante coccole perché ricorda un bambolotto: occhi grandi, testa larga, fronte ampia, zampe corte, ecc. Secondo questa teoria, elaborata da Coppinger, esistono cinque stadi neotenici: ogni stadio include razze canine che hanno la stessa proporzione lunghezza del palato-lunghezza del cranio. A questa caratteristica anatomica corrispondono diversi comportamenti, che ripercorrono le fasi di crescita del lupo. E qui la cosa si fa interessante. Infatti, se un cane tende a essere più “casalingo” piuttosto che più “giocherellone” o più “dominante”, come mai non è stato ancora messo a punto un metodo di addestramento che tenga conto di queste categorie? Forse perché lo stesso Coppinger, dopo aver visto suffragata l’ipotesi di tale teoria da parte di Wayne, ripudiò la sua stessa tesi?

E ancora la ricercatrice A.G.Drake, effettuando un analisi tridimensionale attraverso tomografie di crani di cani e lupi, ha dimostrato quanto la morfologia di queste due specie sia diversa (un punto a favore per gli educatori che rifiutano la provenienza del cane dal lupo).

Sono molto curiosa al riguardo, anche perché trovo tale teoria (al di là dei rapporti anatomici di partenza, più o meno validi) rappresentativa dell’universo canino e, forse, di facile applicazione. Sostengo che il metodo educativo deve variare non solo a seconda della razza con la quale ci relazioniamo, ma anche a seconda della personalità del cane e dell’attitudine caratteriale del proprietario (es. non si può chiedere a una persona fragile e insicura di essere ferma e severa…non ce la fa!). Un anamnesi comportamentale corretta, a mio avviso, tiene conto prima del “cane” poi della “razza” poi del “soggetto”. Forse con questa teoria potrebbero anche essere evitati diversi errori di formazione di binomi incompatibili (scegliere il cane giusto diventa più facile sapendo in quale stadio neotenico cercare).

Vediamo ora i vari stadi:

Primo stadio

Chiamato anche “stadio del neonato” perché questi cani presentano caratteristiche fisiche e comportamentali molto infantili, tipiche dei cuccioli di lupo nel primo e secondo mese di vita. Il cane manifesta paura o stress se allontanato dalla famiglia. Questi cani giocano alla lotta senza inibizioni rituali (che possiamo tradurre con: non so qual’è il limite oltre il quale ti posso fare male davvero!), sono territoriali (la mia cuccia è la mia tana, e rappresenta tutto il mio territorio), non sono gerarchici. Amano e rispettano la loro “mamma” (riflettiamo insieme sul tipo di educazione che dovremmo impartire a questo cane, e se siamo le persone adatte…). Appartengono a questo gruppo tutti i molossoidi e diverse razze da compagnia.

Secondo stadio

Chiamato anche “stadio del gioco” perché questi cani sono curiosi e vivaci verso gli stimoli esterni, amano prendere tutto in bocca, e ricordano i lupi al terzo o quarto mese di vita. Dotati di orecchie e muso un po’ più lunghi rispetto al gruppo precedente, e corpo più agile. Ne fanno parte la maggior parte dei braccoidi e soprattutto i Retrivers. Sono degli eterni adolescenti, infatti il conduttore migliore è quello che riesce a essere “mamma” e “capobranco” insieme.

Terzo stadio

Chiamato anche “stadio del paratore”, dove il cane non è più in “fase orale” quindi meno appassionato al riporto rispetto allo stadio precedente, tende a sorpassare qualsiasi cosa in movimento, tagliandogli la strada! Questo comportamento, definito “parata” prepara alla caccia (alla presa ai talloni della preda…avete mai sentito di cani che non mollano le caviglie dei malcapitati ospiti?). Confrontabili con il lupo fino al sesto mese, sono già gerarchici e collaborativi (ne fanno parte i cani da pastore infatti), sono i cani da utilità, forse quelli più duttili.

Quarto stadio

Chiamato anche “stadio del tallonatore”, perché questi cani hanno un istinto fortemente predatorio, sono fortemente gerarchici (quindi occorre essere dei “capobranco”, non delle mamme), ne fanno parte ad es. alcuni levrieri, i cani nordici, il Samoiedo.

Quinto stadio

Chiamato anche “stadio dell’adulto”, perché questo cane è confrontabile con l’ultimo stadio ontogenetico del lupo, quindi fisicamente e caratterialmente somiglia a un lupo adulto. Non abbaia (l’abbaio è una manifestazione infantile), molto indipendente e dallo spiccato istinto predatorio. Ne fanno parte i levrieri più primitivi, siberian husky e groenlandese.

Parentesi di autoanalisi:

Ora, se abbiamo un cane, staremmo facendo tutte le nostre considerazioni: in quale stadio rientra il mio cane? Sono in grado di farmi rispettare e di renderlo felice? Beh, io scherzo sempre a casa parlando della mia “bambina” come se fosse un piccolo shi-tzu; in realtà è un cane che non rientra nei tratti fisici del primo stadio, mentre per i tratti comportamentali rientra tra il secondo e terzo stadio. C’è anche da sottolineare che certi tratti sono dovuti alla sua storia e alla sua educazione, quindi non è sempre possibile inquadrare in categorie. Inoltre, certi cani possono ripercorrere tutti questi stadi nel loro sviluppo (forse questa è la vera soluzione, affinché si sentano davvero cani). Come sempre, i confini sono stati messi per attraversarli…

Personalmente sono attratta da cani degli ultimi stadi, forse perché mi piacerebbe avere quella fermezza e autorevolezza…d’altro canto per il mio lavoro mi avvalgo di cani al secondo stadio, che rientrano più nella mia natura, che evidentemente oscilla tra “mamma” e “capobranco”.

Molto interessante la relazione tra questi stadi neotenici e l’importanza che il cibo assume nella vita di questi cani…ma questa è un’altra storia, ne discuteremo nel prossimo articolo.

 

 

 

 

Posted by
laurarossimartelli

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