“Sepolti in casa: Animali”: pericolo o catarsi?

Chi vede “Sepolti in casa: animali” trasmesso sul canale Real time avrà il mio stesso pensiero: povera gente, io amo gli animali ma non arriverei mai a tanto! Sento la loro disperazione, e condivido lo strazio.

Solitamente evito di vedere cose che mi fanno male, ma le loro storie mi hanno incuriosito molto perché ho visto un meccanismo comune che mi è molto chiaro nella pet partnership, e così ho deciso di scrivere un pezzo sul fenomeno dell’ Animal Hoarding.  Spieghiamo a chi non conosce il programma di cosa si tratta: è un documentario che racconta la storia di persone che vivono con “troppi” animali in casa, esponendoli a rischi sulla propria salute, quella degli animali, e allontanandoli dalle relazioni sociali. C’è chi arriva ad avere decine di cani, decine di gatti o pappagalli…tutti iniziano adottando pochi soggetti, poi finiscono per perdere il controllo. 

Io non sono una psicologa, per cui non affronterò il problema analizzandolo da un punto di vista clinico. Sono un etologa pet therapista, mi interesso della relazione uomo-animale, quindi cercherò di indagare su questo aspetto da un punto di vista etologico (comportamentale).

 

Tutte queste persone hanno degli aspetti in comune:

  1. STORIA personale: ci sono stati traumi, abbandoni, separazioni difficili, tragedie in famiglia; spesso queste persone si sono dovute occupare dei fratelli sostituendo i genitori, così quando sono rimaste sole perché i fratelli si sono costruiti una famiglia loro hanno sperimentato quella che si chiama “sindrome del nido vuoto”, e hanno cercato un altro essere vivente che avesse bisogno di loro.
  2. Il BISOGNO di qualcuno da amare ha spinto queste persone ad adottare animali (esseri in grado di amare incondizionatamente), dando via ad un feedback positivo di stimolo-ricompensa (la relazione con te è gratificante, quindi cerco più relazioni di questo tipo), che li ha portati ad accumulare ancora e ancora, senza limiti.
  3. ANSIA. Ad un certo punto, messi di fronte al problema, con figli che piangono perché non c’è più spazio per sedersi a casa della mamma, loro vanno in ansia, ammettendo        di non voler lasciar andare questi animali perché hanno paura muoiano al canile, giustificando il loro comportamento così: “se stanno con me non muoiono”. Quindi c’è una grande incertezza e insicurezza di fondo, e purtroppo, queste due componenti sono caratteristiche che non bisognerebbe avere se si hanno animali e si vuole garantire il loro benessere (è giusto aver bisogno di, ma sempre nel rispetto dell’altro e della propria persona). A maggior ragione quando si hanno tanti animali occorre una grande serenità e determinazione, per poter gestire il tempo e lo spazio riservato agli animali, perché la vita non deve essere incentrata sul loro accudimento ma sulla proprio io.
  4. NEGAZIONE DEL PROBLEMA. Queste persone vivono in una bolla solitaria, non capiscono perché gli altri non condividano questa scelta e il loro stile di vita. Messi di fronte al fatto che rinunciano a cure mediche per comprare il cibo agli animali, rispondono che gli animali vengono prima. Qui si tratta dell’esasperazione della pet-therapy, e quindi non si parla più di pet-therapy ma di annullamento e di dedizione totale senza raziocinio.
  5. MANCANZA DI EMPATIA. Quando una persona non è più in grado di ragionare e mette gli animali al di sopra della famiglia, è un chiaro segno che non sta bene, che il suo comportamento è diventato patologico, perché manca di empatia. Empatia o “sentire l’altro” è alla base della comunicazione e tutti noi ne abbiamo bisogno (chi più chi meno) perché siamo animali sociali. Le persone che dicono “preferisco gli animali alle persone” oppure “se a te non piace il mio cane fai a meno di venire a casa mia”, sviluppano empatia con il proprio animale a tal punto da preferire una relazione di questo tipo nell’ambiente intimo della propria casa. Queste ultime persone provano forte empatia verso gli animali, soffrono quando li vedono soffrire e spesso sono impegnate in attività di volontariato che hanno a che fare con gli animali. Ma se queste persone perdono il controllo (i motivi scatenanti possono essere tanti, come un lutto o una separazione), non cercheranno conforto in altre relazioni sociali con umani (che si sono rivelate magari deludenti e fonte di sofferenza) ma colmeranno il vuoto nel proprio cuore accumulando animali, e mettendo a repentaglio il benessere di questi animali, che se non vedono i loro bisogni etologici garantiti, sono a tutti gli effetti maltrattati.

Il mio pensiero è che abbiamo il dovere di rispettare il benessere degli animali nei limiti delle nostre possibilità e della nostra natura. Io sono la prima a desiderare più animali, ma so che al momento non posso permettermelo: non ho spazio sufficiente, tempo da dedicare, e non garantirei il mio benessere e quello delle persone che mi vogliono bene. Certo, questo rimane il pensiero di una persona serena, quindi vale poco…

 

Posted by
laurarossimartelli

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