Massimiliano Verga scrive “Zigulì – la mia vita dolceamara con un figlio disabile”.

Il cervello di Moreno è grande come una Zigulì.

Al termine della lettura sono rimasta senza parole. Un recipiente vuoto. Molto diverso dalla biografia che avevo appena finito di leggere. Zigulì non mi ha scosso il cuore. Forse è per questo che dovrei aspettare. Come quando il mare si ritira e devi aspettare l’”onda”. Silenziosamente ha fatto le sue apparizioni nei miei incubi e rimarrà come un serpente addormentato, finché non ci sarà qualcosa a svegliarlo. Crudo. Più amaro che dolce. Reale. Direi necessario. Importante per tutte le figure che si relazionano con i portatori d’handicap. Interessante per tutti i genitori. Una buona opportunità per tutti gli altri. 

Perché c’è qualcosa nel legame con un figlio che sembra sfuggire alle leggi della sopportazione, e della comunicazione.

Se tra moglie e marito non ci si comprende, ci si può sforzare cambiando modalità di espressione, ma con un figlio forse tutto è più complesso.

Sono scatti di quotidianità, tanti frammenti che cercano disperatamente un senso.

Rabbia. Rabbia verso se stesso, verso gli “addetti ai lavori”, alle montagne di carte da compilare in continuazione…rabbia per i teorici, in quanto “I manuali hanno lo stesso fascino che potrebbe avere un piatto di ragù per un vegetariano”, scrive.

Dal momento che mi occupo di pet-therapy ci tengo a riportare un pezzo dal capitolo “animali”: “…Ma anche con animali più “vicini”, come il cane o il gatto, non riesco a definire le tue sensazioni. Quelle poche volte che c’è stato un contatto, li hai stropicciati con gusto, fino a che hanno lasciato fare. E devo dire che hanno lasciato fare a lungo. Sembravi anche contento, e loro non sembravano infastiditi più di tanto. Ma i miei dubbi restano. Sono certo di una cosa però: quando i cani abbaiano, non resti indifferente. Non dirmi che capisci la loro lingua…”

 

Amen

 

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laurarossimartelli

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