How dogs love us – Gregory Berns

Il cane viene considerato il “migliore amico dell’uomo”, ma in questo libro ci si chiede se i cani amano il modo in cui li amiamo noi.

L’autore è il neuroscienziato Gregory Berns della Emory University, che dopo aver trascorso decenni a utilizzare la tecnologia di imaging MRI per studiare come funziona il cervello umano, inizia a tormentarsi su cosa pensi il suo cane Callie. Così si ingegna e insieme al suo team costruisce una macchina di risonanza magnetica per scansionare il cervello del cane. I suoi colleghi inizialmente appaiono scettici in quanto era risaputo che occorreva trattenere o sedare gli animali per questo test. Ma Gregory si impunta e trova il metodo.

Dati 

Bellissime immagini di sezioni trasversali del cervello mostrano le differenze nella struttura e funzione. Il cervello del cane ad es. ha meno circonvoluzioni rispetto a quello umano, inoltre ha un piccolo lobo frontale. Nel lobo frontale risiede il linguaggio e le abilità del pensare simbolicamente, l’abilità di fare pensieri astratti sul passato e sul futuro, che porta a pianificare, e l’abilità di comprendere cosa gli altri stanno pensando (l’autismo potrebbe rappresentare un fallimento della teoria della mente nel cervello). Infatti per il cane è importante il presente, e anche nell’addestramento e nella relazione in genere dobbiamo sempre ricordarci che il tempismo è fondamentale. C’è invece un area che è più grande nei cani: la parte del cervello relativa all’olfatto, chiamata bulbo olfattorio. L’olfatto è centomila volte più sensibile nei cani rispetto agli umani. Loro hanno anche una struttura in più, l’organo vomeronasale, in grado di captare segnali da altri cani molto utili per la socializzazione. Si è scoperto inoltre che gli odori familiari non richiedono molta elaborazione, quelli estranei sì. La scoperta interessante è stata che solo un tipo di odore ha attivato il caudato (dove risiedono le aspettative): quello dell’umano familiare. C’è una correlazione quindi tra la parte inferiore del lobo temporale, dove ci sarebbe il riconoscimento degli elementi famigliari, con l’attivazione della memoria e l’attivazione del caudato, sede delle ricompense. Questi pattern di attivazione sembrano molto simili a quelli osservati quando alle persone vengono mostrate foto delle persone che amano. I risultati dei test olfattivi hanno mostrato che i loro modelli mentali includono l’identità delle persone importanti nella loro vita e il ricordo persiste anche quando queste persone non sono fisicamente presenti.

Metodologie 

L’autore si interroga sui sistemi di apprendimento (per la sua macchina utilizza il rinforzo positivo, che trova un ottimo metodo per i test di laboratorio), trovando un buon compromesso nel sistema di rinforzo variabile (la ricompensa non segue sempre al comportamento desiderato in modo da non creare estinzione di tale comportamento). Attraverso comandi gestuali viene analizzato il sistema visivo del cane, mentre attraverso l’utilizzo di ricompense in cibo, viene analizzato il sistema olfattivo. Molto interessante la parte in cui analizza i vari tipi di apprendimento nel cane, sostenendo che l’apprendimento associativo non può spiegare del tutto l’apprendimento animale. L’apprendimento sociale è più efficiente. Aggiungiamo il fatto che mentre molti animali imparano dai membri della propria specie, i cani appartengono alla minoranza che può imparare da altre specie.  Basta vedere i cani pastore, o i cani dei villaggi. In effetti non c’è altro modo per tenersi al passo con la forma in continuo mutamento della società umana.

Sommario

Mentre l’attivazione del caudato nel cervello del cane mostra che trasferiscono il significato del gesto a qualche ricompensa (es. hot dogs), le altre regioni del cervello che si attivano riguardano la teoria della mente. I risultati supportano una teoria di autodomesticazione basata su una cognizione sociale superiore del cane e la loro abilità a corrispondere nelle relazioni umane. Possiamo pensare che queste abilità sociali si siano evolute dal loro passato di predatori (devono entrare nella mente della loro preda). Qui parte un excursus sulle diverse ipotesi che hanno portato il lupo ad essere il cane che conosciamo oggi. Il proposito di Dog Project era quello di capire la relazione tra il cane e l’uomo dalla prospettiva del cane, e il fatto più importante che si evince è che il cervello del cane mostra evidenza di una teoria della mente per gli umani. Questo significa che non solo i cani prestano attenzione a quello che facciamo, ma anche a cosa pensiamo, e cambiano il loro comportamento in base a quello che pensano che noi stiamo pensando.

Concludendo, la chiave per migliorare la relazione tra il cane e l’uomo è attraverso una cognizione sociale (non confondiamola col cognitivismo però!), non il behaviorismo (ormai sorpassato direi).Il rinforzo positivo è una scorciatoia per addestrare un cane, ma non è necessariamente il modo migliore per formare una relazione con lui. Per vivere davvero con i cani, l’uomo deve diventare un “grande leader”, che rispetta e attribuisce valore al cane come essere senziente.

L’autore è stato attaccato anche dagli animalisti per aver effettuato esperimenti (seppur comportamentali) sui cani. A parte ribadire che abbiamo ancora bisogno di loro, riflette sulla necessità di usare gli animali per una ricerca che dia benefici diretti agli animali stessi, mentre per lo più è ancora a beneficio umano.

Mi fa molto piacere che vengano menzionati i benefici dell’ avere un animale domestico: diminuzione della pressione sanguigna, del colesterolo, del livello dei trigliceridi, e alleviare i sentimenti di solitudine. E in particolare i cani offrono opportunità di esercizio e socializzazione.

Insomma, questa ricerca offre risultati sorprendenti (e un’analisi delle metodologie dettagliata e avvincente) su come i cani sappiano entrare in empatia con le emozioni umane. Lo consiglio a tutti i professionisti del settore.

 

Posted by
laurarossimartelli

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