“John Bowlby – Dalla psicoanalisi all’etologia” di Frank C.P. Van Der Horst

L’autore di questo libro (che ho divorato in un weekend) è uno psicologo e ricercatore, che studia l’evoluzione storica dei concetti delle scienze comportamentali. A mio parere, il risultato è eccellente, tanto che piuttosto che fare una recensione preferisco riportarvi alcuni passi del testo, in quanto li ritengo di fondamentale importanza per etologi, psicologi e perché no, anche per le neomamme!

A cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, lo psichiatra infantile inglese John Bowlby gettò le basi di quella che oggi è conosciuta come “teoria dell’attaccamento”. L’autore descrive teorie e prove empiriche di Bowlby come il frutto di incontri e collaborazioni con studiosi del calibro di Anna Freud, Robertson, Huxley, Hinde, Lorenz, Tinbergen, Harlow, Ainsworth, ecc., la cui vita è raccontata nel testo. Sappiamo che la madre di Bowlby ha tramandato al figlio la passione per la natura e questo può aver contribuito all’interesse mostrato in seguito da John per le teorie etologiche (io, come madre, spero di fare altrettanto!).

B. è stato cresciuto da bambinaie, vedeva la madre un’ora al giorno e il padre soltanto la domenica (ha fatto praticamente della sua vita un case study!).

Il suo studio dei caratteri anaffettivi nei bambini prevedeva molta osservazione (caratteristica che, scoprirà, lo accomuna agli etologi), e lo portò a pensare che il bisogno di protezione è prioritario rispetto a quello di semplice compagnia. Bowbly distingueva tre diversi fattori che potevano portare a un comportamento disadattativo nell’adolescente e nell’adulto: fattori genetici, ambiente famigliare di origine e ambiente attuale.

Bowlby si interessò alle risposte tipiche della separazione, giungendo a conclusioni che oggi riteniamo ovvie, ma all’epoca non lo erano affatto. Bowlby “scopre” che l’affetto quotidiano dei genitori fortifica le capacità emotive del bambino e questo lo aiuta a superare le inevitabili frustrazioni che si presentano nel corso dello sviluppo e i sentimenti negativi associati. Sottolinea come in assenza (temporanea) dei genitori, deve essere data loro l’opportunità di formare un nuovo legame con una figura genitoriale sostitutiva. I bambini richiedono amore e attenzioni e quando non riescono a comprendere la separazione sperimentano una profonda infelicità e possono andare incontro a seri problemi fisici e mentali.

Bowlby lavora per l’OMS raccogliendo dati suggestivi, ma ammette che manca un approccio sperimentale rigoroso e soprattutto un modello teorico coerente in grado di spiegare questi risultati.

 

L’INCONTRO CON L’ETOLOGIA!

Ravvisa nell’etologia, neonata scienza del comportamento animale, un modello teorico esplicativo della natura della relazione madre-bambino. La frase del libro che preferisco è la seguente affermazione di Bowlby:”mi convinsi dell’assoluto valore dell’etologia…Ciò che cerco di fare, in effetti, è riscrivere la psicoanalisi alla luce dei principi etologici.”

Il capitolo “L’ascesa dell’etologia come disciplina” è davvero riuscito, e lo integrerei nelle letture obbligatorie di corsi di Scienze Naturali e Biologia. Ho scoperto anche che l’etologo Tinbergen si è interessato del comportamento umano negli ultimi anni, sottolineando l’importanza del contatto corporeo nel trattamento dei bambini autistici.

B. applica ad esempio le quattro questioni fondamentali di Tinbergen (evoluzione, cause, funzione e ontogenesi), al comportamento di attaccamento. Secondo B., il comportamento che assicura un legame stabile fra madre e bambino si è evoluto sotto forma di comportamento istintivo attraverso la selezione naturale: i bambini sviluppano un attaccamento nei confronti del loro caregiver a causa del valore di sopravvivenza che questo ha acquisito nell’ambiente in cui si è evoluta la specie umana.

Negli anni Cinquanta, un vero e proprio muro separava gli etologi (che erano prevalentemente biologi per formazione) dagli altri studiosi del comportamento animale (in larga parte psicologi). Un buon esempio è descritto dall’etologo Hinde in visita al laboratorio dello psicologo Harlow. Hinde rimane atterrito dalla stanza piena di gabbie con i cuccioli che facevano “woo-woo-woo” e Harlow che non mostrava nessuna sensibilità. In quel periodo Hinde stava studiando la relazione fra i cuccioli di scimmia e le madri in uno spazio all’aperto che aveva faticosamente creato negli anni, e sapeva che quel “woo” era un segnale di disagio e una richiesta di aiuto. Lui era un etologo e non era entusiasta del metodo sperimentale da laboratorio.

Grazie all’esperienza con Harlow, Bowlby esamina quattro prospettive:

  1. la teoria dell’amore interessato, secondo la quale la madre soddisfa i bisogni fisiologici di cibo e calore, consentendo al bambino di imparare gradualmente a considerarla fonte di ogni gratificazione e amore.
  2. teoria della suzione dell’oggetto primario: il bambino ha un bisogno innato di attaccarsi oralmente al seno e in seguito apprende che il seno è attaccato alla madre e quindi è parte di lei.
  3. teoria della ricerca del contatto dell’oggetto primario: il bambino ha un bisogno innato di avere un contatto fisico con l’essere umano, indipendente dal bisogno di cibo ma altrettanto importante.
  4. teoria secondo cui il bambino proverebbe un desiderio primario di ritorno nel grembo materno da cui è stato strappato.

L’ipotesi che descrive Bowlby prevede una serie di risposte istintive fondamentali (suzione, ricerca del contatto, inseguimento, pianto e sorriso), che “ha solide basi biologiche e non postula dinamiche che non siano chiaramente riconducibili alla sopravvivenza della specie”. Questa sintesi di psicoanalisi e di etologia suscita notevoli controversie all’epoca, almeno tra gli psicoanalisti!

Ad ogni modo, la tendenza ad attaccarsi rappresenta una caratteristica universali dei primati appena nati, in cui la vita del piccolo dipende dall’efficienza con cui riesce a restare attaccato alla madre. Come dimostrato dagli esperimenti di Harlow, la scelta del piccolo ricade sul simulacro che offre la possibilità di un contatto fisico più confortevole anziché su quello che forniva cibo.

In questo testo traspare una contaminazione di pensieri: non solo Bowlby fu influenzato dalle ricerche degli studiosi con i quali ebbe modo di lavorare, ma anche questi ultimi furono ispirati dal suo pensiero e dalle sue ricerche. Questo accade quando “due estranei provenienti da discipline tra loro estranee entrano in contatto” (come non pensare alle contaminazioni tra il mio interesse per il comportamento animale e quello per il comportamento umano di mio marito!).

Ho apprezzato molto il concetto di sicurezza di Blatz, che distingueva fra il “sentirsi sicuro” e “sentirsi al sicuro”. Chi cerca di sentirsi al sicuro in realtà si sente insicuro. Pertanto, il senso di sicurezza è qualcosa di simile alla fiducia in se stessi e può essere considerato una sorta di definizione operativa del concetto di salute mentale.

E ancora, trovo importante questa frase: “La migliore assicurazione contro il rischio di sviluppare una malattia mentale è un senso di sicurezza stabile acquisito nella prima infanzia”. In condizioni ideali, l’adulto sviluppa una forma matura di dipendenza sicura, che presuppone una relazione bidirezionale in cui ciascuno ricava sicurezza dall’altro. Se invece l’adulto ricorre a una forma immatura di dipendenza sicura , risponde in maniera disadattativa, ad es. ritenendo di poter risolvere tutto da solo, mostrando ad es. un intolleranza verso le opinioni altrui, l’attribuzione ad altri delle proprie mancanze, ecc.

In conclusione Blatz riteneva che un bambino piccolo dovesse ricevere cure costanti per formare una dipendenza sicura, vale a dire una fiducia di base che gli consentisse di esplorare le situazioni nuove e insolite, fondata sulla convinzione che l’altro è sempre lì, pronto a sostenerlo. La persona in cui viene riposta la fiducia del bambino rappresenta la “piattaforma di lancio” (immagine che mi è piaciuta tanto!), dalla quale egli può partire nell’esplorazione dell’ambiente. Sottolinea inoltre la necessità che l’altro (il caregiver) non cambiasse troppo spesso. Col tempo l’individuo ha bisogno di stabilire una relazione sicura con un altro adulto: questo è molto più facile se ha sviluppato una forma immatura di dipendenza sicura nell’infanzia.

Parte da queste premesse il lavoro di Mary Ainsworth (famosa per la “Strange Situation”, e che possiamo definire, insieme a Bowlby, la cofondatrice della teoria dell’attaccamento), che ammette di avere avuto a un certo punto della sua carriera una sorta di illuminazione: “non pensavo più in termini psicoanalitici ma in termini etologici, qualcosa che assomigliava a un vero e proprio cambio di paradigma”. Ainsworth studia in particolare la sensibilità della madre, asserendo che una risposta sensibile ai segnali del bambino implica che questi siano percepiti e correttamente interpretati e che la risposta sia tempestiva e appropriata.

Studi successivi stabilirono che la madre dovesse essere “il più possibile libera da preoccupazioni e ansie personali “ per favorire la formazione di una relazione di attaccamento sicura.

Mi trovo totalmente in accordo con Bowlby quando, riferendosi agli psicoanalisti dice “Se si presentano con qualche dato interessante e concreto possono catturare la mia attenzione, ma non prima”. E questa frase mi fa pensare all’approccio etico che abbiamo di fronte a certi argomenti scottanti di attualità, che andrebbero trattati invece solo sul piano scientifico…

 

CONCLUDENDO

Trovo il libro delizioso perché raccoglie come in un sociogramma tutte le relazioni che Bowlby ha avuto con i diversi studiosi. A lui va il merito dell’aver fatto da “collante” tra i diversi pensieri grazie ai suoi simposi perfettamente riusciti. In un epoca in cui non c’era internet questi erano dei “BarCamp” preziosissimi.  Deve essere stata una persona molto intelligente, dal momento che invitava ai suoi simposi anche persone con le quali probabilmente sarebbe stato in disaccordo, e lo faceva perché “dover difendere le proprie idee lo aiutava ad affinarle”. Penso che tutti dobbiamo trarre esempio da Bowlby e perseguire questo atteggiamento. Ho pensato a quanto sarebbe stata più veloce la diffusione di conoscenze e gli scambi di pensiero se Bowlby fosse vissuto in questi anni! Chissà quante altre scoperte avrebbe fatto!

Non è un manuale, ma la storia di un grande scienziato, e delle relazioni personali ma soprattutto professionali che intrattenne con gli scienziati dell’epoca. Lo consiglio a chi fa “collezione” di libri sull’etologia, in quanto la parte che la riguarda è trattata squisitamente, e a chi è interessato a indagare le relazioni sociali, dal momento che il libro è intriso di scambi epistolari e opinioni che non trovate nei libri di testo.  Inoltre l’autore si occupa anche dei tratti caratteriali di questi personaggi (che nei manuali non vengono descritti, ed è gustosissimo invece conoscerli!).

Personalmente mi sono immedesimata nel clima dell’epoca, sognando a occhi aperti di poter scrivere anch’io una lettera a Lorenz o di partecipare a un simposio scientifico.

Nel 2007 scrissi una tesi intitolata “Analisi delle relazioni madre-piccolo in una colonia di scimpanzé in cattività”, dopo aver passato un’estate a osservare il gruppo di primati ospite del Parco Natura Viva: è stata forse l’esperienza più intensa della mia vita…

A giorni diventerò mamma…spero di essere una “base sicura” per mia figlia…

Non ho ancora letto libri sulla puericultura, mi sono affidata a consigli di mamme esperte, ostetriche, pediatri, ma soprattutto al buon senso, al mio istinto. Mi è stato consigliato questo libro ad un convegno di pet-therapy l’anno scorso…ho sentito il bisogno di leggerlo ora, dando così un benvenuto speciale a Marta, da parte della sua mamma etologa.

 

 

Posted by
laurarossimartelli

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