I limiti della scrittura nell’educazione cinofila

In questi ultimi giorni mi sono trovata di fronte al problema del limite della scrittura: comunicare esclusivamente con un testo è difficile, in quanto manca tutto l’aspetto legato al paraverbale: il tono della voce, la mimica facciale e gestuale. Lo scrittore deve procedere su un binario, a un certo punto deve decidere un aggettivo, un avverbio, deve sintetizzare, ecc. Ha già la sua complessità un dialogo tra persone che si possono vedere e sentire…

Ad es. la spiegazione ad una persona del comando “seduto” al suo cane: è più facile farlo parlandole, mostrando le giuste movenze, e correggendo eventuali suoi errori nel ripetere le mie azioni. Ciò non toglie che l’operazione rimane complessa. Adesso provo a portare l’esperienza sul testo: “munitevi di marsupio od oggetto affine in grado di contenere una manciata di würstel tagliati a pezzetti (preferibile tagliarli con il coltello altrimenti si sbricioleranno e il cane li cercherà a terra distogliendo l’attenzione da voi), con il cane alla vostra sinistra (in posizione corretta, occorre prima una buona condotta poi si passa allo step “seduto”) e il vostro braccio a 90° con l’avambraccio parallelo al dorso del cane, il pugno della mano chiuso con il dorso che guarda all’esterno, piegate il polso e contemporaneamente l’avambraccio verso l’alto a chiudere l’angolo retto, in modo che il naso del cane sia quasi a contatto con il vostro pugno, e porti il muso in alto contemporaneamente al vostro movimento. Fate attenzione a mantenere per tutto questo tempo il gomito ben attaccato alla vita. Il cane naturalmente si sederà, e solo quando avrà toccato il posteriore a terra allora darete immediatamente (entro 3 secondi) il premio (wurstel).” 

Ora, a chi me lo fa perfetto dopo questa spiegazione e vuole mandarmi un video per dimostrarlo, offro una birra! Probabile anche che mi sia spiegata bene (e in questo caso meglio nasconda il portafogli!), ma ho tralasciato numerosi dettagli, era solo per dare un’idea della complessità senza tediarvi troppo. Questo è uno dei modi possibili per insegnare il “seduto”, ma ce ne sono altri, tengo a sottolinearlo. Insomma, il concetto è questo: se discuto su un argomento con un amico davanti a un caffè, è più probabile che la nostra comunicazione sia chiara ed efficace e che usciremo dal bar a discussione conclusa. Ma se la stessa conversazione avviene su FB? Le emoticon in parte sopperiscono al paraverbale, ma non lo sostituiscono. Non parliamo delle liti amorose causate da sms poco chiari, fraintesi, semplicemente perché avevamo intenzione di dire una cosa ma il messaggio che è arrivato all’altra persona è stato un altro.

È per i suddetti motivi che credo che un autore di libri sull’addestramento del cane non debba avere la presunzione di potersi sostituire completamente ad un bravo addestratore cinofilo, in quanto è facile arrivi un messaggio diverso ad ogni persona che legge quel libro: ognuno di noi infatti ha esperienze, convinzioni, automatismi diversi in base alla personale esperienza, e spesso non si rende conto del proprio atteggiamento. Ci sono poi troppi fattori che cambiano in una relazione cane-proprietario: condizionamenti del cane dovuti a addestramenti precedenti, capacità di leadership o meno del proprietario, altezze (un uomo alto 2 m con un barboncino nano userà una mimica ancora diversa!), età dell’animale, motivazione del cane (es. non tutti i cani si addestrano col bocconcino, ma si può usare anche il gioco). Per comunicare con i cani ci vuole precisione nel movimento, ci vuole una determinata postura, per piccoli dettagli rischiamo di sporcare l’esecuzione comunicando il contrario di ciò che vorremmo…manca in un testo poi tutta la parte di perfezionamento dei gesti. Insomma, è come seguire un corso di danza su youtube o seguire le lezioni da una brava insegnante.

Nella teoria il libro in questione può essere validissimo e da consigliare ma se poi non c’è un riscontro corretto nella pratica perde efficacia. Per mia esperienza personale consiglio di leggere libri di etologia (anche diversi approcci, perché non ce n’è uno giusto e uno sbagliato, ma quello più congeniale o possibile). Il signore che ha scritto l’e-book a cui mi riferisco, prendo lui come es. ma ce ne sono tanti, vanta di aver letto dieci tra i libri più importanti sui cani…beh io ne ho più di 50 ma dopo Trumler che spero abbia letto chiunque si metta a scrivere un libro sull’etologia del cane, c’è poco, consiglio a un neofita altri due, tre autori massimo se è proprio appassionato, per poi applicare lo studio alla parte pratica in campo, da uno bravo. È vero che spendete poco con il libro, ma è un risparmio conveniente? Poi correte dall’addestratore quando è adulto e carico di problemi comportamentali. Io parlo sempre per esperienza diretta, perché con il mio cane, ai tempi, da inesperta, ho fatto la stessa cosa! Comunque, c’è anche chi per dote naturale è in grado di recepire il messaggio scritto correttamente e va oltre, ma sono una minoranza, e in campo il cane si diverte di più rispetto a fare gli stessi esercizi in casa…credetemi, è un buon investimento!

Altra problematica: i giornalisti. Oggi è scoppiato l’ennesimo caso “bambina uccisa da un cane”…finché sentiamo le stesse razze ormai (purtroppo!) ci siamo fatti l’abitudine e le parole spese sono sempre le stesse, ma quando esce una razza nuova sono tutti a drizzare le orecchie “ma come?! Io ce l’avevo, era un cane buonissimo”. Si infatti, il problema non è mai delle razze, ma della scorretta gestione del cane in famiglia. Qual è il problema? Il limite del testo, come detto prima.

Sì, ma nel giornalismo c’è di più rispetto a un manuale, entrano in gioco meccanismi diversi: il titolo deve attirare l’attenzione, ecco che quindi diventa “Il pastore tedesco non è adatto alle famiglie”, quando è probabile che l’intervistato volesse comunicare qualcosa in più, un messaggio leggermente diverso (che io con il mio vissuto percepisco in un modo, un altro che ha un pt lo percepisce in un altro ancora, e un altro che da piccolo è stato morso da un pt lo percepisce in una maniera ancora diversa!); l’obiettivo il giornalista però l’ha ottenuto: ha aumentato il traffico e la condivisione! Insomma, l’importante è che catturi la vostra attenzione, quindi il titolo deve cadere anche nel provocatorio.

Per quanto riguarda le parole dell’esperto, il mio istruttore ci diceva: dite 10 e ne faranno 3: non sono importanti tutte e 10 le regole, ma loro se ne ricorderanno 5 e ne metteranno in pratica 3 (se siamo fortunati). Quindi è probabile che abbia voluto dire: “non prendete il pastore tedesco perché è bello o perché volete un cane da guardia: se avete bambini piccoli e quello che volete è un cane da compagnia, prendete un cane da compagnia (le divisioni di razza sono state fatte proprio secondo utilità). Poteva aggiungere: se volete un pastore tedesco, ma qualsiasi altro cane, mettete in conto di rivolgervi a un professionista per l’educazione all’obbedienza e per avere consigli sulla gestione del cane in casa e sull’integrazione del cane con il bambino. Il problema ricorrente è sempre quello: manca informazione, prevenzione.  Ma se educo il cane e lo integro in famiglia, se un giorno per un qualche motivo mi sfugge di mano la situazione, basta un attimo di disattenzione e capita la tragedia? E magari ero informato, prudente, attento fino a quel maledetto attimo. Il cane è istinto prima di tutto, come genitori dobbiamo fare il doppio dell’attenzione. Il caso specifico però non lo conosco quindi non mi espongo, dico solo che l’esperto, da quel poco che ho potuto leggere, con il suo Osservatorio si batte proprio per abolire l’idea di razze pericolose…come vedete, il modo in cui le opinioni vengono riportate può dare un messaggio completamente diverso a chi le legge.

Photo by Riley and Amos – http://flic.kr/p/8toXkB

Posted by
laurarossimartelli

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