Domesticazione del cane

Dal momento che, purtroppo, è diffusa l’idea che “il cane non viene dal lupo” (un po’ come “l’uomo non viene dalla scimmia”), farò un po’ di chiarezza con dati storici e considerazioni accettate dall’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana. Con questo non voglio annullare tutto il percorso fatto in millenni di convivenza, ma è pur sempre vero che l’istinto gioca una grossa parte nel comportamento del nostro cane.

Per capire il cane bisogna conoscere le sue origini: sappiamo con certezza che il cane discende dal lupo, probabilmente dal lupo grigio. Non si conosce né il luogo né il periodo esatto, ma attraverso l’analisi dei fossili e le analisi molecolari è possibile ipotizzarne l’origine. I più antichi ritrovamenti si collocano tra i 17.000 anni fa e 12.000 anni fa nella zona tra la Germania, Iraq, Israele e Russia. 

È stato recentemente pubblicato uno studio secondo cui sono stati ritrovati reperti fossili datati 33.000 anni fa che sarebbero appartenuti ad un canide. Per la ridotta mole del lupo asiatico e per i  numerosi ritrovamenti fossili in zona pare che l’origine sia medio orientale e per la grande dispersione di fossili di cani primitivi pare che si è originato da più sottospecie di lupi. Secondo studi sul Dna mitocondriale, che è il Dna trasmesso per via materna, il progenitore del cane sarebbe già presente 135.000 anni fa, in Medioriente. Cominciarono a interagire così, nel processo di domesticazione, cioè il passaggio di questa specie dallo stato selvatico a uno stato regolamentato dall’uomo, non tanto l’uomo e il lupo, ma l’uomo e una specie che già si stava trasformando in qualcosa di diverso da lupo quindi probabilmente c’è un anello di congiunzione meno diffidente del lupo e un po’ più disponibile ad avvicinare specie diverse. I presupposti per una collaborazione c’erano tutti trattandosi di due specie ugualmente sociali e gerarchiche.

La domesticazione può essere avvenuta dall’intraprendenza di alcuni uomini primitivi che hanno preso dei cuccioli e hanno cercato di addomesticarli eliminando gli individui aggressivi ma allo stesso tempo può essere dovuta anche all’intraprendenza animale attraverso un’autodomesticazione da parte del lupo che si è avvicinato agli insediamenti umani.

L’abbinamento dei comportamenti neotenici come piagnucolare, il gioco persistente e la sottomissione passiva, ai desideri umani può aver reso possibile tale processo, tanto che si parla di addomesticamento biunivoco.

L’uomo cominciò a fare selezione sul cane accoppiando i soggetti che riteneva più idonei ai propri interessi, quindi c’era un interesse per la funzione del cane. Poi l’uomo scoprì che selezionando in base alle caratteristiche funzionali anche la morfologia cambiava. Infatti la domesticazione comportò una sorta di regressione delle caratteristiche morfologiche dell’adulto verso l’aspetto infantile (pedomorfosi): orecchie pendenti, occhi grandi e tondeggianti, brachicefalia, il colore chiaro e la pezzatura del mantello.

L’aspetto fenotipico determinava differenze nel comportamento, cioè nella docilità, adattabilità e neotenia, cioè la persistenza di comportamenti infantili da adulti, come il food-begging e il gioco. Il food-begging è la richiesta di cibo che il cucciolo fa alla mamma leccandole gli angoli della bocca perché rigurgiti il cibo durante lo svezzamento. Questo comportamento il cane adulto lo ripropone nei confronti del suo proprietario come gesto affettuoso (ecco perché i cani tendono a saltarci addosso: per raggiungere il nostro viso). Gli effetti della domesticazione sul comportamento sono una diminuzione della fuga, della difesa, delle cure parentali e dell’aggressività rispetto al progenitore selvatico. E allo stesso tempo un aumento dell’attività motoria, delle vocalizzazioni, della capacità produttiva (il cane va in estro due volte all’anno, il lupo una), e un’atrofizzazione del corteggiamento.

Secondo la teoria dell’evoluzione convergente, il cane ha sviluppato delle capacità cognitive per venire incontro al nostro tipo di comunicazione, comprendendo ad esempio il gaze following (seguire con lo sguardo) e il pointing (indicare).

Dopo millenni di convivenza forse dovremmo sforzarci un po di più per venire incontro al suo tipo di comunicazione, scoprendo, come affermo sempre, che imparare a comunicare con il nostro cane ci insegna a comunicare meglio con le altre persone, migliorando i nostri rapporti personali e professionali.

 

Posted by
laurarossimartelli

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