Ho preso un cane ma non gli piace lo swiffer: istruzioni per l’uso 

Il titolo è provocatorio, ma nasce da un’immagine che non riesco a togliermi dalla mente: il cane soddisfa molti dei nostri bisogni (altrimenti perché prendere un cane?), ma noi soddisfiamo i suoi? Spesso siamo convinti di dargli tutto ciò di cui ha bisogno: cibo, acqua, pulizia, assistenza sanitaria, affetto e quando va bene socializzazione e qualche comando. Siamo sicuri gli basti questo? Abbiamo pensato ad un piano educativo per il nostro cane? Gli diamo spazi e modi adeguati per socializzare? Lo addestriamo nel modo più naturale e con consapevolezza? O lo teniamo come un soprammobile? In questo caso consiglio una spazzola adeguata perché lo swiffer, ve lo assicuro, non funziona.

Il paragone con mia figlia mi risulta immediato: quando ho programmato la sua nascita, essendo primipara e non laureata in pedagogia ho pensato di informarmi attraverso un corso preparto, libri (pochi, più che altro ho seguito un blog di una mamma biologa), incontri, l’ascolto di professionisti (ostetriche, pediatri), l’ascolto di esperienze in famiglia. Quando è nata Marta ho messo insieme questo sapere e l’ho adattato alle mie esigenze, al mio istinto e alla situazione famigliare. Nonostante la preparazione, lo sviluppo di un bambino è una sorpresa giorno dopo giorno, a cui ti senti impreparato e a volte impotente, ed è per questo che continuo a chiedere pareri, consigli, e se c’è un problema mi rivolgo al professionista. Cerco sempre di mediare tra i bisogni della bambina e i miei, ed è sorprendente vedere come, assecondando le sue necessità (che, come per un cane, sono poche e semplici ma non sempre facili da individuare!) diventi “la brava bambina”, educata e socievole. Il più delle volte le richieste dei bambini non assecondano quelle dei genitori, in quanto noi adulti siamo costretti ad orari sociali, mentre il bambino ha ancora il ritmo di un animaletto e ci costringe a seguire attività che alla lunga possono diventare ripetitive, noiose, stancanti. Ma abbiamo voluto la bicicletta? No, perché quella la riponiamo in garage d’inverno, un bambino no (a chi non è venuta la tentazione? ahah), un cane neppure (vero?).

Ho pensato di fare questa premessa paragonando la gestione di un neonato a quella di un  cane perché è un esperienza che molti di voi avranno condiviso e posso sperare quindi che comprendiate meglio il discorso. Come in un legame sentimentale, pensiamo a volte di amare una persona, in realtà non gli stiamo dando ciò di cui ha bisogno ma ciò di cui abbiamo bisogno noi…bisogna mediare tra le nostre necessità e quelle dell’altro. Se questa mediazione non ci rende felici è meglio interrompere quel legame.

Da qui la scelta del cane con il quale condivideremo gran parte della nostra vita: il cane è uno di famiglia (il cane che vive in giardino e non entra mai in casa, non è mai portato a spasso, non lavora e non si diverte col proprietario è un cane infelice, quindi io parto dal presupposto che il cane deve far parte della vita famigliare), disposto a collaborare con noi (non parliamo per favore di amore incondizionato che mi viene il latte alle ginocchia), ci dimostra fedeltà ma soprattutto è onesto (termine usato in sociobiologia). L’essere umano non è onesto per definizione: per sopravvivere alla giungla urbana siamo costretti a mettere in atto inganni, difese, maschere. Se siamo fortunati abbiamo un interlocutore poco attento e con un po’di pratica riusciamo a nascondere i segnali corporei che mandano ancora segnali onesti (arrossiamo, ci mordiamo il labbro, ci grattiamo la testa, incrociamo le braccia e così via): la nostra cultura dà molta importanza alla comunicazione verbale, e con un po’ di demagogia ce la caviamo. Se fossimo un po’ più attenti ci faremmo fregare di meno, ma dopotutto siamo umani. Il cane però non lo freghiamo, perché lui ci conosce meglio di noi stessi, e anticipa le nostre intenzioni!

Quindi, da una parte abbiamo un animale che ci comunica i suoi bisogni, reali, veri e sinceri, dall’altra un umano che non li comprende sempre o gli fa comodo far finta di non capire (e spesso non sa quello che vuole).

Se scegliamo una razza in particolare dobbiamo avere ben chiare le sue attitudini ed assecondare i suoi bisogni. Dobbiamo fidarci dell’allevatore perché sarà il diretto interlocutore per tutti i nostri dubbi, e ci saprà indirizzare, proprio perché specializzato nell’allevamento di quella razza, al tipo di lavoro e di vita di cui ha bisogno quel cane. Se scegliamo di adottare un meticcio dobbiamo pensare ai possibili incroci di Dna che potrebbero influenzarci la vita!

Resta il fatto che tutti i cani, meticci o di razza, hanno dei bisogni comuni. Quali?

Puppy class: sono classi di socializzazione per cani dai due ai quattro mesi (fino ai sei ma è meglio cominciare prima dei quattro), da due a sei cani a gruppo (poi ogni scuola cinofila ha i suoi numeri…come scelgo il pediatra a seconda delle mie credenze, quello a favore dei vaccini, quello omeopatico e così via, sceglierò l’addestratore che mi convince di più). Sono incontri tenuti in un campo cinofilo attrezzato in quanto è molto importante che il cucciolo sperimenti il maggior numero di esperienze possibili associandole ad una situazione piacevole e gratificante; questo lavoro viene fatto attraverso una completa stimolazione sensoriale: conduzione su diverse superfici tattili, l’ascolto di suoni (es. spari, botti, temporale, e così via), la visione di oggetti (cappello, occhiali, ombrello, carrozzine, biciclette, e così via). La puppy class è fondamentale per creare un legame corretto tra il cane e la sua famiglia, perché se viene impostata la collaborazione e la leadership entro i sei mesi, non avremo grane da gestire durante il difficile periodo della pubertà (fino agli otto mesi circa, quando si assiste all’ultimo episodio di gerarchizzazione che si prolunga fino a un anno e mezzo quando finisce la maturità e il cane diventa adulto). Vengono quindi anche insegnati i primi rudimenti di obbedienza (richiamo, seduto, e così via). Diffidate di chi vi dice che a sei mesi il cane è ancora troppo giovane per imparare! L’interruzione dell’attaccamento, o termine dell’impregnazione avviene a quattro mesi: se non abbiamo pensato con coscienza ad un piano educativo per il nostro cane, la convivenza risulterà difficile (l’intensità e la gravità delle conseguenze dipenderà poi anche dalla personalità del cane). Ultima, ma non meno importante, è la possibilità durante questi incontri di socializzare con altri cani (l’ideale è un numero di quattro, ma meglio pochi, anche due rispetto a troppi) perché lo scambio dei ruoli (vinto e vincitore) è ancora in una fase giocosa, poco seria, e i cani imparano quanto spingersi “oltre”. Non tutti gli addestratori prevedono la partecipazione di una femmina adulta equilibrata (personalmente io la introduco al secondo incontro dopo aver verificato le dinamiche dei soggetti), che insegni gli autocontrolli ai cuccioli, cioè che dica “stop” se un cucciolo esagera. Se questo soggetto dovesse mancare sarà l’addestratore a intervenire e allontanare per qualche istante il cucciolo preso di mira (il cane comunque impara meglio la lezione se a intervenire è un animale della sua specie).L’addestratore infine insegna ai proprietari a riconoscere i “segnali di calma” (è il linguaggio del cane, bisogna conoscerlo!) mentre i cani si relazionano tra loro, in modo da rendere il binomio uomo-cane autonomo e sicuro nell’interazione con altri binomi ad es. al parco.

Mi dispiace molto vedere che la maggior parte dei proprietari che mi contatta ha cani intorno all’anno e mezzo, due: cani ormai adulti che hanno preso il comando e dove bisogna fare tutto un lavoro di Regressione Sociale Guidata che risulta faticoso e ostico per il proprietario, perché deve superare con fermezza la ribellione del cane che pensa “ma come si permette questa di entrare a casa mia, parlare con i miei sudditi e cambiare le regole da un giorno all’altro!”. Anche in casi di consulenze a domicilio di recupero comportamentale, io consiglio sempre la frequentazione di un campo cinofilo perché il cane non ha solo dei doveri, ma anche dei diritti, cioè collaborare e divertirsi con la propria famiglia in base alle proprie attitudini.

Socializzazione: il cane adulto ha bisogno di relazionarsi con altri membri della propria specie. Ci sono cani ad esempio che vanno d’accordo con gli altri cani di casa ma poi il proprietario si sorprende quando il cane attacca un altro cane incontrato al parco. È normale: ci sono i cani del branco e gli incontri occasionali, il cane non generalizza. Ecco perché è importante continuare anche da adulti a far socializzare il cane. Non amo particolarmente le aree di sgambamento (aree recintate per cani nei parchi comunali) perché richiedono delle norme di sicurezza e di gestione del proprio cane che nessuno conosce: le frequento perché è un ottimo terreno di studio e sperimentazione, assisto agli errori delle persone e imparo tanto sulla comunicazione tra cani. Portare il proprio cucciolo nell’area di sgambamento è un grosso rischio: potrebbe venire traumatizzato da un altro cane non educato e squilibrato e potrebbe imparare una comunicazione errata (ci piacerebbe se nostro figlio frequentasse brutte compagnie? È lo stesso).

Dog play: a tutti i cani piace giocare, e pure a noi piace giocare col proprio cane…sì, anche voi che pensavate di essere tipi da divano, forse perché non siete a conoscenza di tutti i giochi che è possibile fare insieme! Possiamo scoprirlo in un campo cinofilo attrezzato: alcuni esempi sono l’agility dog (non esiste solo l’agonismo, si può farlo anche per divertimento!), il riporto, il frisbee, l’attivazione mentale, il lavoro su pista, ecc.

“Fatevi una cultura!”. Secondo me se il cane avesse il dono della parola ce lo direbbe: lui per millenni ci è venuto incontro, ha imparato attraverso l’osservazione e l’esperienza la nostra comunicazione tant’è che ha messo in atto dei comportamenti che nella sua specie sono assolutamente inutili (es. il sorriso), ma gli permettono di creare un legame con noi. E noi gli dobbiamo tanto: facciamo un piccolo sforzo e documentiamoci, informiamoci. Anche nella scelta dell’addestratore, pensiamoci. Una volta un addestratore alla domanda di un cliente “quanti colori vede il cane?” rispose “non importa quanti colori vede, l’importante è il nostro comportamento nei suoi confronti”: nel 2014 una risposta del genere non possiamo accettarla! I cani sembrano vedere (finché un altro studio scientifico non dimostrerà il contrario) il giallo e il blu distintamente, il resto sfumature, ma avvertono la differenza tra i colori. Sulla vista del cane potrei dirvi moltissimo, sto organizzando un seminario dove parlo anche di questo, ma ai proprietari dei cani sembra non interessare molto. È comprensibile, ci siamo passati tutti: io ho comprato una ventina di libri prima di capire che avrei dovuto smettere di leggere e frequentare un campo cinofilo. Poi ho scoperto che era meglio cambiare campo cinofilo…E continuare a leggere: ad oggi ho una cinquantina di libri solo sui cani ma continuerò ad ampliare la mia biblioteca per tutta la vita perché non si ha mai smesso di imparare!

Scegliete una persona che vi convince, che può darvi quello che cercate. Per esempio, se mi arriva una persona con un border collie e vogliono imparare agility con il pensiero di fare gare, li indirizzo volentieri ad una mia collega che ha vinto premi col suo cane e insegna agility agonistico. Se venite con un dobermann e volete imparare IPO, vi mando da un istruttore bravissimo che ha vinto premi in questa disciplina e ha il campo attrezzato con i revier.

Ma se vi “basta” un cane educato e volete divertirvi con lui in un luogo controllato, attrezzato, avete sete di conoscenza, e vedete la frequentazione di un campo cinofilo come una buona occasione per fare nuove amicizie…vi aspetto a Montichiari!

Photo by Adventures with my dogs – http://flic.kr/p/mnUBYi

Posted by
laurarossimartelli

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